DESCRIZIONE
La Valle del Gran San Bernardo è l'unica valle laterale ad essere costantemente collegata con l'altro versante della catena alpina: la Svizzera è a pochi minuti di strada, facilmente raggiungibile tramite il Traforo del Gran San Bernardo. In estate, poi, si percorre più volentieri la strada che si inerpica sino al colle, luogo di forti venti e di fitte nebbie notturne, che avvolgono il lago e quei pochi abitanti che vivono sulle sue sponde. E' difficile dire cosa contribuisca, oltre al panorama certamente singolare, a rendere così affascinanti queste montagne. Forse è la memoria storica a giocare il ruolo più importante in questo mélange di sensazioni che colpiscono il viandante; si ripercorre la valle che la tradizione lega al passaggio di Napoleone in questa regione. Qui tutti (eccezion fatta per i religiosi dell'Ospizio) sono di passaggio…i turisti, gli escursionisti, alcuni gestori di attività commerciali e di ristorazione. Questo è un luogo di incontro tra culture sviluppatesi in territori contigui ma per molti aspetti diverse: basti notare che gli sci alpinisti e gli escursionisti che giungono dal versante svizzero sono assai più numerosi di quelli italiani, e spesso, salendo dalle nostre valli, li si nota procedere tutti in fila e organizzati in grandi comitive, di giovani alle prime esperienze e di esperti sciatori. Così, guadagnando quota ci si lascia alle spalle una valle che sembra essere caduta in un torpore esistenziale dopo un paio di decenni di discreta frequentazione turistica, per raggiungere un crocevia brulicante (ma mai oltre la classica soglia di sopportazione dell'alpinista medio) di figure poliglotte.
Un tuffo nel passato, soprattutto quando, superato il tratto iniziale della salita, angusto e deturpato dall'imbocco del tunnel autostradale, la valle si apre e svela tutta la sua bellezza ed asprezza.
La difficoltà di questo itinerario dipende in gran parte dalle condizioni della neve e da quelle meteorologiche: il colle è spesso battuto da forti venti ed abbondanti nevicate.
ACCESSO IN AUTO
Da Aosta raggiungere St.-Rhémy-en-Bosses con la Statale n.27; superare il paese continuando a salire: poche centinaia di metri prima del primo ponte sul torrente, lasciare l'auto e incamminarsi sul sentiero di Napoleone. In caso di neve abbondante, la strada potrebbe essere aperta solamente fino al paese.
DESCRIZIONE SALITA
Preso il sentiero, inizialmente ampio, segnalato dalla palina gialla, si sale lentamente sulla sinistra orografica, tagliando a lungo il pendio. Solo dopo circa un quarto d'ora si sale più velocemente con una breve serie di tornanti. Ai propri piedi rimane sempre ben visibile la strada che porta al colle e quella che conduce al Tunnel. Da qui si apre il panorama sui boschi di Flassin e sulle più lontane vette del gruppo dell'Emilius. Continuando a prendere quota la vista spazia ora nella sempre maggiore ampiezza del vallone; il sentiero è qui meno evidente, tuttavia, superata la stele commemorativa dei viandanti che qui persero la vita, è facile proseguire nella giusta direzione, puntando verso Fonteinte (2218 m.s.m.). Si tratta del margine del bacino di Baus, su cui sorgono una vecchia casa cantoniera, una caserma in disuso ed un bar (chiuso in inverno). Si attraversa l'ampia conca che si ha di fronte, tenendosi sulla destra del tracciato della carrozzabile, ma comunque evitando di ritrovarsi troppo a ridosso del ripido pendio che si ha appunto alla propria destra. Sul lato opposto, salendo, si supera lo spuntone di roccia detto Tour des Fous (2576 m.s.m.). Giunti ai piedi del paravalanghe, si sale dirigendo al suo imbocco, dove il terreno è più sicuro sia perché si tratta di campi meno solcati dalle frane estive, sia perché si è più lontani dalla zona potenzialmente valanghiva. Giunti alla strada, si segue il paravalanghe, o meglio lo si sfrutta, raggiungendo così le ultime curve di essa prima del colle. Subito la vista si apre sul lago, sul cui sfondo, in territorio elvetico, sorge appunto l'Ospizio del Gran San Bernardo, con alle spalle il Mont Velan.
Variante: l'itinerario ha inizio presso il ponte di cui sopra, poco dopo il quale è posta una delle sbarre utilizzate per chiudere al transito la strada. Al posto di servirsi di quest'ultima, cosa che allungherebbe di molto il tragitto, si va per una stradina che punta subito a risalire la valle, qui piuttosto stretta. Si passa davanti ad una casa e si prosegue sino a oltrepassare, dal di sotto, l'imbocco del tunnel. Poco dopo si riprende il tracciato della strada statale, che si era avuta finora alla propria sinistra, ed a quota 1992 si raggiungono le baite di Pra d'Arc. Qui conviene salire sulla sinistra, evitando così i due inutili tornanti che la strada imporrebbe, per poi riutilizzarla sino alla casa cantoniera di Fonteinte, luogo da cui si apre il panorama ai propri piedi, ma anche a monte, sul pianoro di Baus. Ora la direzione da prendere è meno obbligata, tenendo comunque presente che è opportuno tenersi lontani dai pendii sulla sinistra orografica, che spesso sono solcati da valanghe più o meno grandi; giunti ai piedi del paravalanghe, l'itinerario è il medesimo descritto per il percorso normale.
DESCRIZIONE DISCESA
La discesa è per l'itinerario di salita.