Capitolo
primo : Introduzione alla Tesi
1-1 Presentazione
Si parla poco di “ingegneria e montagna”,
come se fosse un binomio di scarso interesse,
che non ha grandi risvolti lavorativi… si
parla di montagna solo quando capita qualche
disgrazia, come non capitasse anche altrove,
dipingendo le montagne di rosso, come assassine
e non per quel indescrivibile colore che durante
il fenomeno dell’”enrosadire” assumono.
La scelta di sviluppare proprio questo binomio è riconducibile
alla forte passione che mi lega alla montagna,
ed il profondo desiderio di fare qualcosa di
tangibile che mi avvicinasse a questo ambiente
che tanto mi ha dato, e ne sono sicura, tanto
mi darà.
Il mio primo pensiero, per lo sviluppo dell’argomento
della tesi, è stato il ghiacciaio della
Marmolada, avevo sei anni la prima volta che
ci siamo “incontrati”, ed è stato
amore a prima vista, ora, dopo diciotto anni, è ridotto
assai male, si è tutto ritirato, ed
in più non è rispettato come
dovrebbe, ma come la Marmolada quasi tutti
i ghiacciai stanno subendo questo pericoloso
fenomeno.
Binomio “ingegneria e montagna” dunque,
per studiare meglio i ghiacciai, per migliorare
la vita degli abitanti, soprattutto, ma anche
di chi la montagna la frequenta, appassionati
e non.
Per cercare dei sistemi per rendere un paese,
una strada e perché no, anche una bella
sciata più sicuri nei confronti di un
eventuale fenomeno valanghivo.
Per rendere più facile una gita, che
si parli di sentiero facile o di un alta via,
non importa; per facilitare il lavoro dei volontari
del Soccorso Alpino, per i quali una fetta
dell’ingegneria renderebbe tutto molto
più semplice.
Le pagine che seguono tratterranno di questi
argomenti il lavoro,infatti, può essere
sinteticamente riassunto in tre grandi argomenti:
1. monitoraggio dei ghiacciai (capitoli 2 e
4)
2. monitoraggio sentieri (capitolo 3)
3. monitoraggio delle valanghe (capitolo 5)
ed infine una applicazione pratica sulla Marmolada
sull’utilizzo del GPS in modalità cinematica,
per il rilievo di un sentiero e di un tratto
di pista da sci.
Il fulcro centrale su cui si basa la tesi, è riassumibile
in una sola parola GPS, quindi tutti gli aspetti
che ruotano attorno a questo importante strumento
di misura che ha completamente rivoluzionato
la moderna topografia.
Si può sicuramente parlare di GPS come
una scoperta che ha positivamente “sconvolto” il
lavoro, principalmente dei topografi, ma che
ha trovato terreno fertile d’utilizzo
nei più svariati campi, come ad esempio
l’installazione nelle nostre auto, o
affiancato allo studio di fenomeni naturali
per cui occorrevano dei dati precisi.
Nato per uno scopo, militare, oggi è quasi
impossibile farne senza,la tesi sviluppa, l’utilizzo
del GPS in ambiente montano, spesso ostile
e comunque certamente non facile, con tutti
gli aspetti positivi e negativi che il rilievo
con questo nuovo strumento di misura sta portando.
Si vuole porre l’accento sulle metodologie,
sui campi di utilizzo, ponendo in evidenza
si gli aspetti positivi, ma anche quelli negativi,
pochi sicuramente, se si fa un confronto con
le metodologie del passato, ma non di certo
assenti.
1-2 Introduzione al secondo capitolo
L’obbiettivo del secondo capitolo è porre
in evidenza le diverse metodologie per i rilievi
in alta quota con il GPS, in quanto ambienti
spesso ostili sia per gli operatori, sia per
gli strumenti.
Si parlerà dunque, della famosa Piramide
voluta da Ardito Desio studioso-alpinista,
sorta nel 1990 ai piedi dell’Everest
a 5050m di quota, dove si compiono studi in
svariati campi scientifici e punto di appoggio
per numerose campagne di rilevamento.
Un esempio dell’utilizzo della Piramide è subito
fornito dall’Università degli
Studi di Brescia che a partire dal 1998 ha
compiuto la prima, di una serie di campagne
di rilevamento all’interno del Parco
Naturale Sagarmatha (così è chiamato
in Nepalese il Monte Everest) proprio utilizzando
la struttura voluta da Ardito Desio come punto
di riferimento.
Importante è questa campagna, la prima
in Italia, perché tra i vari obbiettivi
presenta anche quello di studiare, nella pratica,
le migliori e moderne metodologie di rilievo.
È
proprio questa campagna che fornisce il primo
esempio di quanto detto poche righe sopra,
ovvero la sempre più importanza che
il GPS sta assumendo nel campo topografico,
infatti, quasi tutto il rilievo, è stato
realizzato utilizzando questo strumento, le
motivazioni della scelta del GPS sono riassumibili
nei seguenti semplici motivi:
- la rapidità con cui il lavoro viene
svolto;
- il vincolo imposto dalle misurazioni che
richiedono la visibilità tra i vertici
della rete;
- operare con i vertici reciprocamente visibili
richiederebbe un numero di punti da battere
maggiore.
Proprio
su questi punti si fonda un primo, importantissimo
merito, attribuibile al GPS:
la rapidità con cui le operazioni vengono
svolte.
Ci troviamo a quote superiori i 5000m, con
l’agguato sempre presente, per gli
operatori, del mal di montagna, in cui il
tempo cambia molto velocemente e comunque
anche un bel sole non risparmia da un possibile
congelamento, in un terreno scomodo, ma mano
che si sale l’ossigeno diminuisce.
Si devono compiere le operazioni di rilievo
molto velocemente, per l’uomo stesso,
chiamato a svolgere delle operazioni, come
la messa in stazione dello strumento, che spesso
non risulta così breve come sembra e
che in ambienti poco congeniali come un ghiacciaio,
richiedono uno sforzo che va oltre le capacità di
resistenza dell’umana.
In più non ci si deve dimenticare che
anche la strumentazione richiede un certo rispetto,
perché le basse temperature possono
guastare il funzionamento o comunque presentare
dei problemi a livello tecnico (quante volte
durante gite invernali in montagna la batteria
del cellulare non risponde positivamente ai
meno due, meno cinque gradi, o la batteria
dell’automobile non vuole saperne di
funzionare?).
Importante non dimenticare l’aspetto
economico, qui scritto per ultimo, ma che ricopre
una fetta importantissima, su cui vengono prese
decisioni sia a livello pratico quali le modalità di
svolgimento del rilievo, sia scelte se attuare
o meno una campagna di misurazioni.
Spesso in passato venivano scartati dei monitoraggi
perché lunghi e di conseguenza molto
onerosi dal punto di vista economico, il tutto
a discapito della sicurezza dell’uomo,
e dell’ambiente.
Una operazione di rilevamento è molto
costosa, e chi lo commissiona ha tutto il vantaggio
di ridurre i tempi pratici di rilievo, così da
ridurre al minimo le spese.
Nel periodo precedente la nascita del GPS spesso
si “risolveva” il problema dei
costi elevati a discapito della precisione
del rilievo, magari andando a ridurre i punti
da battere, oppure dando una certa fretta all’operatore
che quindi non operava più in modo preciso
ed accurato, oggi con l’uso del GPS questo
problema si sta via via scemando.
Come prima detto, il GPS presenta anche aspetti
non del tutto positivi, un esempio ne è l’errore
che si ripercuote nello scarto quadratico medio
da imputare all’accuratezza che richiede
nella messa in stazione dell’antenna
(un problema che nel corso del secondo capitolo
verrà ampliamente sviluppato, fornendo
tutte le indicazioni su come evitarlo).
Spesso, poi, ci si scontra con il fatto che
le indicazioni fornite dalle case costruttrici
non sono corrette, un esempio ne è la
gestione della connessione radio tra la stazione “rover” e
la stazione “master”.
Certamente, non di una minore importanza, risulta
il problema d’avere bisogno di batterie
sempre cariche e, del fatto, che se ci troviamo
ad operare in Nazioni non Europee (magari in
paesi sottosviluppati) bisogna ricordarsi di
portare con noi, più del materiale di
cui si ha bisogno, in quanto, in questi Paesi,
potrebbe non essere commercializzato.
Quest’ultimo problema richiede una risoluzione
non proprio tecnica del GPS e più legata
ad un aspetto pratico dell’utilizzo dello
strumento: il suo trasporto infatti richiede
personale in grado di sopportare pesi elevati
e di percorrere strade non sempre agevoli.
Alcuni dei problemi fin qui elencati, ha trovato
la sua soluzione, o comunque una miglioria,
grazie alle ripetute spedizioni che l’Università di
Brescia, ha attuato nei ghiacciai dell’Himalaya,
nel corso del secondo capitolo viene data grande
importanza al lavoro attuato da questi ricercatori.
Importante, però, è specificare
che le campagne sono state fatte in Himalaya,
perché un ambiente estremo, sotto molteplici
punti di vista, per le condizioni ambientali,
spesso al limite della sopravvivenza umana,
in cui gli operatori hanno lavorato a quote
decisamente superiori alle vette Italiane,
e comunque se non ci vogliamo limitare alla
nostra Penisola e pensare alla totalità delle
catene montuose presenti nella Terra, le operazioni
sono state compiute nelle montagne più alte
del mondo.
Tutto questo per un semplice motivo testare
lo strumento, nei luoghi in assoluto “peggiori” dove
un uomo potrebbe andare a lavorare, e dato
la bontà di risposta del GPS, riuscire
a rilevare dei luoghi tanto affascinanti, quanto
poco accessibili e di cui si conosce ancora
poco.
La fine del capitolo, mette a confronto l’utilizzo
del GPS, con sistemi di monitoraggio che si
servono di sensori satellitari, per la realizzazione
di un archivio dei ghiacciai.
In Italia il programma è partito nel
2001 con il rilievo del ghiacciaio della Marmolada
e dell’Adamello, i risultati? non positivi
per la difficoltà di accesso alla regione
di appartenenza del ghiacciaio e le avversità climatiche,
viene riportato il caso dei ghiacciai della
Patagonia.
1-3 Introduzione al quarto capitolo
Per introdurre il capitolo, menzionare per
prima cosa il Comitato Glaciologico Italiano
(C.G.I.) è d’obbligo, in quanto
il più importante ed autorevole ente
di ricerca in merito, presente in Italia,
sostenuto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche,
e con obbiettivo quello appunto di coordinare
le ricerche nel settore della glaciologia.
Dal 1895 ad oggi, ininterrottamente (se si
escludono i due eventi bellici) svolge osservazioni
delle variazioni frontali glaciali, il tutto
pubblicate nel Bollettino del Comitato Glaciologico
Italiano e nei volumi curati da “World
Glacier Monitorino Service” (UNESCO).
Che i ghiacciai del Mondo siano in arretramento, è un
dato tristemente noto, se prendiamo come esempio
quelli presenti in Italia, la loro contrazione
ha fatto perdere globalmente circa il 40% della
loro superficie, molti, i più piccoli
sono addirittura per sempre scomparsi, e nessuno
potrà mai più ritornarceli.
Alcune tecniche topografiche permettono di
studiare, quindi conoscere, fenomeni che riguardano
l’arretramento dei ghiacciai a causa
del riscaldamento climatico della superficie
terrestre.
Durante il capitolo si parlerà del bilancio
di massa, attuato nel periodo di tempo tra
il 2002 ed il 2003 sul ghiacciaio Ciardoney,
nel Gran Paradiso.
Descrivere le metodologie topografiche attuate,
ora, durante una breve introduzione alla tesi,
sarebbe molto limitativa, conviene quindi demandare
il tutto al capitolo terzo, ed ora, dare, una
prima idea di cosa significhi arretramento.

Si parla di misure che fanno rabbrividire:
da 185cm al Colle Ciardoney (misura attuata
a quota 3140metri) a 410cm (a quota 2900metri)
di spessore di ghiaccio perso, per sempre!
Praticamente, durante un qualunque giorno
d’agosto,
della calda estate 2003, la fusione ha portato
per sempre via circa 8-10cm di spessore di
ghiaccio su tutta la superficie del ghiacciaio!
Fortuna ha voluto che la passata estate sia
stata molto più “fresca” di
quella del 2003 altrimenti ghiacciai come
quello di Ciardoney con condizioni climatiche
del
genere, per sempre scomparirebbero, nel giro
di 15-20anni, se, invece, la situazione climatica
si mantiene nella media, la loro sopravvivenza
si aggira sui 40 anni, con perdite di 1m/anno.
Un’importante progetto, voluto dagli
Stati Uniti e partito nel 1995, è stato
quello di creare un archivio globale dei ghiacciai
così da conoscere la loro evoluzione
e la cui realizzazione prevede l’utilizzo
di sensori satellitari, tramite immagini rilevate
dal sensore ASTER, installato sul satellite
Terra, tra i primi l’Adamello e la
Marmolada.
Molte informazioni riguardo le possibili
tecniche topografiche applicabili, provengono
dalle
spedizioni dell’Università di
Brescia, attuate principalmente in Nepal, i
cui dati ricavati sono stati presentati in
molti convegni mondiali ( un esempio ne è il: “2nd
AGM Alpine Glaciology Meeting” Innsbruck,
25-26 febbraio 1999).
Tra le più importanti, quella attuata
per il rilievo del ghiacciaio Changri Nup affluente
del ghiacciaio Khumbul che scende dal Monte
Everest (Sagarmatha, in Nepalese) su cui si
sono studiati molti aspetti,tra cui, uno fondamentale,
riguardante gli aspetti organizzativi e metodologici
dell’uso del GPS in alta quota.
Gli obbiettivi del rilievo attuato nel 1998,
saranno sviluppati nel corso del terzo capitolo,ora,
conviene precisare il motivo per cui è considerata
una campagna fondamentale: si tratta di quella
che ha creato la misura “zero” a
cui riferire tutte le future osservazioni.
Considerare questa campagna, come quella
che ha creato la “misura Zero”, dimostra
la bontà di accuratezza con cui opera
il GPS, infatti le misurazioni attuate con
l’utilizzo dello strumento sono di diversi
ordini di grandezza più precise di quelle
considerate “storiche”(si arriva
ad una decina di metri), ed essendo la prima
volta i assoluto che si procedeva con il suddetto
strumento, è da considerarsi come
la campagna di riferimento.
Durante una campagna di rilevamento ghiacciai,
fondamentale è richiedere agli operatori
sia una elevata esperienza alpinistica sia
una conoscenza della strumentazione, tecnologicamente
estremamente avanzata.
Il terzo capitolo riporta uno stralcio del
diario scritto da uno dei ricercatori, che,
se pur da me riassunto, da l’idea delle capacità richieste;
brevemente, per rilevare una lingua di ghiaccio è d’obbligo la
conoscenza della metodologia RTK (Real Time Kinematic) sia in via teorica,
sia in via pratica, senza dimenticare le ore di cammino, per raggiungere il
punto da dove cominciare a rilevare, tra ghiacci, crepacci, a quote dove l’ossigeno
comincia a mancare (più di 5500metri) e con un peso da trasportare
notevole (gli sherpa, nel rilievo in questione avevano un peso di 30kg a
testa!).
Rilievo con GPS oltre a studiare l’arretramento dei ghiacciai, significa
anche poter prevenire fenomeni naturali fortemente distruttivi come il “GLOF” (Glacial
Lake Outburst Floods) “inondazioni da collasso di lago glaciale”,
ovvero l’improvviso rilascio di grandi volumi d’acqua e detrito
da questi laghi.
Il fenomeno è presente nelle regioni Himalayana dell’Hindu Kush
e non è certamente di poca importanza, visti i dati acquisiti dall’Università di
Brescia durante una campagna (per una migliore e più dettagliata descrizione
si rimanda al terzo capitolo).
Infatti il rischio era che senza un monitoraggio, come quello attuato, non
fossero prese le giuste precauzioni, ad evitare che 28 milioni di metri cubi
d’acqua, una volta rotta la diga naturale, si riversassero nel Paese
sottostante, con le conseguenze del caso.
In luoghi come il Nepal, sono fenomeni che avvengono con una certa frequenza,
ma che se tenuti monitorati, possono essere evitati, cosa non fatta nella
regione Himalayana dell’Hindu Kush in Nepal che il 4 agosto 1985, è stata
colpita dal GOLF originatosi dal lago glaciale Dig Tsho (Langomoche) che
distrusse una centrale idroelettrica, 14 ponti, terre coltivate e portando
con se numerosi
morti.
Infine il capitolo presenta il lavoro compiuto dal satellite “Envisat” che
va a misurare l’altezza dei ghiaccia, lanciato in orbita in tempi recenti,
non possiamo dare un onesto giudizio sulla bontà dei dati acquisiti,
bisognerà aspettare del tempo.
1-4 Introduzione al terzo capitolo
Il terzo capitolo, riguarda un aspetto che
tocca principalmente gli amanti delle passeggiate
in montagna, sia gli alpinisti esperti, sia
quelli meno provetti, infatti sviluppa uno
dei molteplici utilizzi del GPS, quello rivolto
al monitoraggio dei sentieri.
Quante volte, durante una gita, il sentiero
che si segue diviene, man mano che si cammina
poco chiaro, fino a scomparire del tutto,
senza dimenticare l’aiuto che può essere
dato agli appassionati delle passeggiate
invernali, quando la neve ricopre il sentiero,
i segnavia, ed il paesaggio cambia completamente.
Con la creazione di un catasto sentieri, anche
i gestori degli stessi avrebbero un vantaggio
in quanto potrebbero ricavare utili informazioni
sulla situazione in cui questi versano, e,
di conseguenza gli interventi da effettuare.
La prima creazione di un catasto sentieri è stata
attuata dal C.A.I (Club Alpino Italiano), che
ha operato su alcune Regioni Italiane, le prime
sono state l’Emilia Romagna ed il Lazio
risultati sono stati resi pubblici ed inseriti
in internet, di modo da creare un primo vero
Catasto Sentieri, un servizio accessibile a
chiunque, che fornisca informazioni riguardanti
il percorso da seguire, quindi la lunghezza
la pendenza la difficoltà, ma anche
il tipo di terreno, i punti di ristoro e quelli
panoramici o di interesse naturalistico, le
piante ed i fiori che si possono incontrare,
i tipi di minerali che compongono le rocce.
Successivamente a questo progetto sviluppato
in Italia, è nato anche il Catasto Sentieri
per il Parco Nazionale Sagarmatha, in Nepal.
Questo è un progetto molto importante,
in quanto va a servire delle zone altamente
battute dagli alpinisti esperti, ma anche estremamente
difficili sia dal punto di vista alpinistico,
sia dal punto di vista ambientale, qui si trovano
le montagne più alte del mondo, dove
tanti alpinisti hanno perso la vita e troppo
spesso la causa è aver perso la via
da seguire.
Uno dei sistemi informatici utilizzato, per
la creazione del Catasto, è SIWGREI
(Sistema Informatico WebGIS della Rete escursionistica
Italiane) che permette di scaricare i dati
su di un computer ma anche sui palmari ed in
più permettere lo scambio di informazioni
tra utenti.
Vi sono due aspetti che si stanno cercando
di sviluppare: uno è legato alla semplicità di
dialogo con cui la persona interessata può “interrogare” il
sito, il secondo riguarda il punto di vista
istituzionale cercando di realizzare un’applicazione
che favorisca lo scambio e l’integrazione
dei dati, tra i vari gestori di reti sentieristiche.
Nella stesura del terzo capitolo è stata
ampliamente sviluppata la struttura del sistema
SIWGREI, dandone una visione molto chiara sulle
metodologie di operazioni che il sistema informatico
attua.
SIWGREI è articolato di modo da garantire
una certa sicurezza agli utenti (che, come
verrà spiegato, si dividono in tre livelli)
i quali possono accedere solo grazie ad una
password, per poi essere registrati su apposite
tabelle.
Proseguendo nella lettura viene riportato un
pratico esempio di come si presenta all’utente
un Catasto Sentieri, prendendo a modello quello
di Verbano Cusio Ossola (C.A.I. Est Monterosa)
in cui un cospicuo numero di persone hanno
lavorato per la realizzazione dell’importante
progetto.
Si vedrà come l’area è stata
suddivisa in zone catastali, poi come sono
stati numerati i sentieri di appartenenza.
Per ogni sentiero è stata realizzata
una scheda, ad opera di un operatore (che come
meglio specificato nel capitolo, diviene responsabile
dei sentiero stesso) la quale contiene le coordinate
cartografiche, i tempi di percorrenza, i periodi
di apertura di rifugi e bivacchi ed altre utili
informazioni.
Lo scopo è poter fornire una serie di
importanti informazioni, in modo rapido e preciso.
Oltre
al catasto sentieri, il capitolo terzo si
sofferma sull’utilizzo dello strumento
durante i rilievi, per risolvere i problemi
legati alla pianificazioni forestale, riportando
l’esempio attuato nel Comune di Livinallongo,
(Arabba, Belluno) in cui si è attuata
il radioposizionamento satellitare con GPS
e l’analisi dei dati con GPS, per la
realizzazione di piani di assestamento forestale.
Il capitolo presenta una chiara spiegazione
di come il rilievo è stato attuato,
qui ci fermiamo a sottolineare una importante
caratteristica del GPS ovvero la scarsa problematicità posta
dai ricevitori dovuta alla copertura arborea,
la quale non ha determinato situazioni di intercettazione
del segnale degne di nota.
Lo sviluppo del GPS in montagna, per applicazioni
come quelle appena descritte, è cosa
recente, in quanto lo strumento inizialmente
raggiungeva precisazioni tra gli 80 e i 100
metri, che per un alpinista è troppo
scarsa!
Nel 200 l’errore creato sui segnali è stato
tolto raggiungendo precisioni di 10metri, con
il conseguente avvicinamento allo strumento
da prima ad opera di alpinisti (per qualche
spedizione), poi guide, fino a raggiungere
un ampio bacino d’utenza.
Oggi possiamo tranquillamente definire il GPS
come un insostituibile compagno di viaggio,
esso infatti ci permette cose prima impossibili
anche solo da immaginare, come il calcolo del
tempo che impiegheremo a raggiungere il punto
prefissato, oppure pianificare un percorso
sul computer per poi trasferirlo nella memori
del GPS che visualizzerà una mappa o
una virtuale bussola con la direzione da seguire;
ed una volta a casa scaricare le posizioni
dei punti toccati, le eventuali soste, insomma
la possibilità di ricreare il percorso
effettuato.
Inoltre permette di individuare le coordinate
del punto dove ci si trova così da poter
essere subito individuati in caso di bisogno
di soccorso.
Durante la lettura del capitolo salterà sicuramente
all’occhio il peso che ho dato anche
alle caratteristiche più pratiche che
lo strumento presenta, ovvero la facilità di
trasporto, grazie al peso e alle dimensioni
ridotte, caratteristiche assai importanti e
ben note a chi frequenta la montagna e sa quanto
può pesare uno zaino!
Come vedremo il GPS presenta, anche aspetti
non del tutto positivi: come la richiesta di
batterie con un’alta autonomia, o riguardanti
la precisione nella localizzazione (la costellazione
dei satelliti continua a cambiare) o la parziale
visibilità del cielo a causa delle montagne
circostanti.
Tutti problemi ben noti che, come spiegato
nel corso del capitolo, la tecnologia sta cercando
di eliminare, anche se da precisare che alcune
evoluzioni apportate al GPS sono bandite in
alcuni Paesi come il Pakistan.
Viene dato, infine, un rapido accenno sull’importanza
che sta prendendo piede dell’utilizzo
del GPS da parte dei volontari del Soccorso
Alpino, i quali in questo modo potrebbero sempre
avere aggiornato e preciso il rilievo della
zona dove devono operare, così da poter
attuare salvataggi sempre più rapidi,
e quindi, più efficaci.
Ricordiamo a proposito, il convegno mondiale,
attuato nell’autunno di quest’anno
a Cortina, in cui uno dei punti sviluppati
era proprio l’utilizzo del GPS nel Soccorso
Alpino.
1-5 Introduzione al quinto capitolo
Il quinto capitolo di questa tesi, vuole sviluppare,
un aspetto che troppo spesso è legato
ad eventi distruttivi che possono talvolta
provocate tragedie di notevoli dimensioni:
le valanghe. Alcuni versanti Alpini presentano
caratteristiche ambientali, quali pendenza,
esposizione al sole, eccetera molto congeniali
alle valanghe, e, se si aggiunge la stupidaggine
di sciatori che praticano il fuoripista dove
vietato, il binomio è micidiale.
Nelle Dolomiti, l’ente che si prefigge
lo studio dei complessi meccanismi del movimento
delle valanghe ha sede ad Arabba (Belluno), è sorto
nel 1993 come “Centro Valanghe di Arabba “e
si serve, per i suoi studi, della valanga “Pizzac” che
si trova proprio sopra al paese e svolge il
compito di un vero e proprio laboratorio all’aperto,
così da poter fornire una serie di dati
che una volta elaborati possono essere la soluzione
per attuare le giuste operazioni di messa in
sicurezza di altri versanti Alpini.
Nel corso del capitolo verrà spiegato
come vengono assunti questi dati e, quindi,
come vengano rielaborati, in questa sede.
Importante è dare un rapido e semplice
accenno a come, invece, si ottengono i dati:
viene creata una sorta di “valanga artificiale” lungo
la quale vengono posti dei sensori che ne misurano
tutti i parametri necessari.
Tipico esempio di utilizzo dei dati ottenuti, è la
progettazione dei sistemi di difesa, come terrapieni,
gallerie, cunei ecc. che a seconda di dove
verranno posti dovranno avere caratteristiche
costruttive diverse.
Per la Regione Veneto il Centro Valanghe di
Arabba ha redatto la carta (in scala 1:25000)
della localizzazione delle più probabili
valanghe, attuata sia grazie testimonianze
oculari, sia dedotta tramite fotografie aeree
stereoscopiche.
La carta, presenta solamente un aiuto più che
altro di carattere puramente informativo per
Geometri, Ingegneri, in quanto, come verrà spiegato
in questo capitolo, non può essere considerato
uno strumento vincolante dei Piani Urbanistici.
La Regione Trentino, dal canto suo, sta cercando
di attuare un documento, molto più utilizzabile
di quello creato dai tecnici di Arabba, ovvero
quello che viene definito “tematismo
valanghe” unendo diversi dati: quelli
provenienti dalla Carta Localizzazione Probabile
delle Valanghe (di Arabba) e quelli del Catasto
delle valanghe, così da creare un Gis
sulle valanghe che associ ad una base di cartografia
digitale i dati sui fenomeni valanghivi, il
tutto subito consultabile.
Le metodologie con cui è stato creato
il progetto, verranno ampliamente sviluppate
nel corso del capitolo, un’unica importante
precisione, qui conviene sottolineare, ovvero
che il prodotto finale non contiene una previsione
su possibili future valanghe ma si tratta solamente
di una sintesi di tutti i fatti avvenuti prima
della sua pubblicazione.
Il lavoro copre all’incirca il 35% dell’intera
superficie del Trentino, e corrisponde a quasi
la totalità delle aree in cui sia presente
una sorte di legame tra il fenomeno valanghivo
ed attività insediative permanenti.
Inoltre il Trentino, come già visto,
predispone del Catasto Valanghe, un documento
importantissimo con dei lati positivi come
la capacità di stimare la periodicità di
un dato fenomeno (cosa che la Carta Previsioni
Valanghe non è in grado di effettuare)ma
anche delle caratteristiche negative, come
tempi di ritorno molto brevi (trent’anni),
ed informazioni riguardanti valanghe che hanno
importanza solamente per ambiti boschivi e
non per insediamenti umani permanenti, ed ancor
forti imprecisioni di alcuni dati.
Sono 3200 i luoghi interessati da fenomeni
valanghe all’interno del territorio Trentino,
ognuno presenta una scheda su cui sono riportati
tutti i dati caratteristici della valanga,
e i fenomeni avvenuti dai primi anni settanta
( a livello di segnalazione) mentre dal 1985
con un speciale modello, A.I.Ne.Va. i dati
a disposizione sono molto più precisi.
Importante è specificare, che per alcuni
di questi pendii, è stata creata una
ulteriore scheda che riporta eventi avvenuti
anche in tempi molto lontani: dalla fine dell’ottocento,
fino agli anni venti, con alcune importanti
precisazioni, sia passate che attuali, come
ad esempio la conservazione dei frangi valanga,
o la ricrescita del bosco.
Non mi soffermerò, durante questa breve
introduzione, a dare grandi spiegazioni sulla
procedura di creazione di un “tematismo
valanghivo” a cui verrà dato ampio
spazio all’interno del capitolo, importante
però, è a questo punto, dare
una precisazione dell’obbiettivo ricercato
dalla Regione Trentino: ovvero quello di fornire
un prodotto di facile consultazione, rivolto
anche ad utenti con scarse capacità informatiche.
Oggi la gestione del sistema prevede un aggiornamento
continuo e capillare, e nel caso di una valanga
i tecnici si recano nel luogo e tramite GPS
rilevano l’area così da poter
inserire dati sempre più precisi.
Il capitolo si conclude con l’applicazione
pratica dello studio di una valanga in Val
di Spin, così da riportare un caso pratico
dove si spiegano i tipi di strumentazione da
utilizzare in rapporto con delle fondamentali
caratteristiche che questi devono presentare
come la robustezza, l’affidabilità,
l’economicità, la resistenza alle
basse temperature.
L’uso del GPS, come verrà analizzato,
ha riservato una fetta molto importante nel
rilevamento della valanga; GPS che è stato
precedentemente testato per verificarne l’adeguatezza
con le diverse condizioni morfologiche del
terreno e del meteo.
È
d’obbligo una importante riflessione,
sui test compiuti, per capire se il GPS è adeguato
o meno alla rilevazione di una valanga (in
questo caso si parla di quella in Val di Spin);
infatti possiamo ricondurci ai precedenti capitoli
di questa tesi, dove venivano spiegate le campagne
effettuate dall’Università di
Brescia sui ghiacciai Nepalesi e capire come
questi siano di grande utilità per studiare
gli aspetti positivi e negativi che lo strumento
presenta.

1-6 Introduzione al sesto capitolo
Il sesto capitolo è semplicemente
una descrizione della zona della Marmolada
1-7 Introduzione al settimo capitolo
Il settimo capitolo raccoglie la descrizione
del GPS soffermandosi sulla sua struttura,
ovvero sui tre segmenti di cui è composto
: Segmento di Controllo, Segmento Spaziale,
Segmento utente.
Dalla corretta operatività di ciascun
segmento dipende l’affidabilità di
tutto il sistema.
È
utile tenere presente che la gestione è seguita
dal DoD (Dipartimento della Difesa Americana).
Il capitolo presenta quindi le diverse metodologie
con cui poter operare nell’attuare un
rilevamento; nel corso del capitolo verranno
ampiamente analizzate, mentre qui trovo necessario
solamente elencarle:
1. metodo statico;
2. metodo cinematica;
3. metodo stop-and-go
4. metodo statico-veloce.
Ogni metodologia presenta i propri lati positivi e negativi: la scelta deve
essere fatta in base all’ambiente dove si andrà a compiere il
rilievo, alle caratteristiche che deve avere l’elaborato finale,e non
ultimo in base all’aspetto economico, perché la scelta di un rilievo
in modalità statica potrebbe essere la giusta decisione se ci troviamo
ad operare in ambienti di non facile frequentazione.
Ovvero se dobbiamo rilevare un ghiacciaio Nepalese la cui organizzazione della
campagna è costata un bella sommetta non possiamo permetterci l’onore
di sbagliare e magari dopo un mese andare a rifare la misura.
Quindi la tecnica statica, in questo caso, pur più lenta risulta la
migliore perché la più sicura.
Queste comunque sono scelte da fare caso per caso.
Il capitolo prosegue con la descrizione di come funzioni il GPS, a cui ho dato
ampio spazio e che si può riassumere in 5 punti fondamentali:
1- La trilaterazione dai satelliti è alla base del sistema GPS;
2- Il GPS misura la distanza dai satelliti, conoscendo il tempo impiegato e
la velocità del segnale;
3- Per poter misurare la distanza dai satelliti è necessario un ottimo
orologio e un quarto satellite;
4- I satelliti trasmettono la loro posizione e, conoscendone la distanza, è possibile
calcolare la posizione del ricevitore;
5- Per limitare gli errori si analizza la propagazione del segnale nell'atmosfera
e la geometria dei satelliti;
il capitolo non risparmia certamente l’analisi dei benefici che l’utilizzo
del GPS porta, quali l’elevata produttività a causa della rapidità con
cui si riescono a compiere le misure, la precisione che si ottiene è notevole
e nemmeno confrontabile con il passato.
I GPS oggi, sono “macchine” pensate per lavorare con ogni condizione
di tempo, basti pensare che il GPS1200 lavora con temperature che oscillano
dai –45°C ai +65°C, con pioggia, neve, polvere, resiste alle
vibrazioni, galleggia, può cadere da una altezza di 2 metri senza subire
il men che minimo danno.
Inoltre dispongono di tecnologie che riducono di molto il problema della rifrazione
del segnale, della non visibilità dei satelliti, addirittura elaborano
in tempo reale i dati fornendoli già corretti dai vari errori sistematici.
Non presentano nessun limite sulle distanze da misurare, la facilità d’utilizzo
in campagna è notevole, io stessa ho toccato questo fondamentale aspetto,
durante i rilievi in Marmolada.
Pur non avendo nessuna esperienza d’utilizzo di GPS il lavoro fatto con
il GPS1200 è stato tutto sommato semplice e a questo proposito un ulteriore
importante vantaggio è la libertà di lavorare senza visibilità tra
i punti.
La fine del capitolo riporta i lavori svolti in Marmolada, ovvero i rilievi
in modalità cinematica eseguiti con il GPS1200 per rilevare: un sentiero
che si sviluppa sia in una zona sgombro da vegetazione sia in un fitto bosco,
la gola dei Serrai di Sottoguda, un tratto del percorso dei cavi dell’alta
tensione, il tratto di strada statale che collega la località di pian
con quella di Villetta Maria, ed infine la diga di Passo Fedaia.