2-1 Introduzione
Lo studio dei ghiacciai nasce dall'interesse
scientifico di monitorare un elemento fondamentale
del paesaggio montano, fonte di importanti
riserve idriche e in grado di modificare, con
la sua continua evoluzione, l'ambiente di importanti
porzioni di territorio.
Ricorrendo all’impiego e sviluppo di
moderne ed innovative tecnologie di rilevamento
tramite GPS,che permettono di giungere a risultati
altrimenti non conseguibili attraverso l’uso
della topografia classica, la ricerca in
questi ultimi anni ha fatto passi da gigante.
2-2 Un po’ di storia …
Ripercorrendo a ritroso gli anni, ben presto
ci accorgiamo che i ricercatori Italiani
hanno sempre subito il fascino ammaliatore
delle montagne ed in particolare dell'Himalaya,
essi infatti sono stati i pionieri delle
ricerca scientifica in quell'area geografica.
Basta ricordare i principali eventi succedutisi
in questo secolo, per averne un’idea.
La spedizione del Duca degli Abruzzi nel
1909 e, soprattutto, quella di Filippo de
Filippi
del 1913-1914, che portarono in Occidente
una quantità enorme di informazioni
su un mondo, presso di noi, ancora completamente
sconosciuto.
Degna di nota, è la spedizione scientifica
del Duca di Spoleto sul ghiacciaio Baltoro
del 1929, alla quale prese parte il giovane
Desio, che riuscì, per la prima volta,
ad inquadrare geologicamente il territorio
compreso tra Nanga Parbat e il K2.
Sarà proprio Desio a divenire la figura
più importante nel campo del rilievo
dei ghiacciai Alpini, e non solo, con la costruzione
del “Laboratorio Piramide”.
Con i finanziamenti del Consiglio Nazionale
delle Ricerche, il professor Desio continuò le
sue ricerche sulla geologia del Karakorum,
negli anni '50 e '60 durante i quali conquistò il
K2.

Fig.2.1 Una rara immagine di una spedizione
scientifica datata 1954 di rilevamento
topografico
con sullo sfondo l’imponente
mole del K2.
Nei primi anni '80 cominciò a manifestarsi
l'interesse per l'Himalaya Nepalese ed il Consiglio
Nazionale delle Ricerche finanziò campagne
gravimetriche nella parte centro-orientale
del Paese. Ma una nuova, potente spinta alla
ricerca scientifica in Himalaya venne data
dal professor Desio, a partire dal 1986, con
la creazione del Comitato Ev-K2-CNR che, raccogliendo
fondi dal CNR e da privati, costruì il
Laboratorio Piramide ( Fig. 2.3) alle falde
dell'Everest, promuovendo le ricerche nei più svariati
campi: dalla medicina alla fisica dell'atmosfera,
senza dimenticare l’idrobiologia, l’etologia,
la zoologia ed altre ancora.
Nel 1991 fu approvato dal Consiglio Nazionale
delle Ricerche un programma di ricerche intitolato "Evoluzione
geodinamica delle più alte cime della
catena Himalayana: Everest e K2", dedicato
alla misura delle coordinate precise, di due
reti di punti, distribuiti tra il Sinkiang,
l'altopiano Tibetano e la pianura Indo Pakistana:
una nella zona dell'Everest e l'altra nella
zona del K2.

Fig. 2.2 schema grafico delle spedizioni
effettuate sul K2 ad opera
del Laboratorio
Piramide
voluto da Desio, costruito nel 1986 alle
falde dell’Everest grazie alla raccolta
di fondi ad opera del CNR
La prima fase di questo progetto è partita
nel 1991, con un finanziamento della CEE e
con la collaborazione dell'Ente Cinese per
la Topografia e la Cartografia.
E’ stata così misurata, con strumentazione
GPS (Global Positioning System), una rete di
39 punti situati nell'area compresa tra, il
Tibet del Sud e il Nepal centro-orientale,
fino alla pianura Indiana.
L'anno successivo (settembre 1992) ebbe luogo
la misura dell'Everest e nell'estate del 1996
quella del K2.
Quanto sopra riportato, vuole essere solamente
un brevissimo accenno storico, di quali siano
stati i primi timidi avvicinamenti della topografia,
per i rilievi dei ghiacciai.
Inoltre si è voluto ricordare l’opera
di Ardito Desio, amante della montagna, grande
alpinista e valente uomo scientifico, soprattutto
per la costruzione della Piramide, a cui molte
delle campagne di rilevamento (ognuna con il
proprio peso), che sono state fatte, che sono
ora in atto e che verranno compiute, hanno
fatto, fanno e faranno capo.

Fig.2.3 il laboratorio Piramide, costruito
nel 1986 da Desio grazie
i fondi raccolti
dal CNR, posto a quota 5050m sullo sfondo
il monte Pumori. Sede di importanti studi
nei più svariati campi
scientifici
dalla medicina alla fisica dell'atmosfera,
senza dimenticare
l’idrobiologia, l’etologia,
la zoologia ed altre ancora.
2-2.1 Curiosità
Ardito Desio è nato a Palmanova, in
provincia di Udine, il 18 aprile 1897. Partecipò,
prima come volontario ciclista, poi come ufficiale
degli Alpini, alla prima Guerra Mondiale.
Laureatosi in Scienze Naturali a Firenze nel
1920, prestò servizio come assistente
negli Istituti di Geologia delle Università di
Firenze, Pavia e Milano. In quest'ultima università fondò l'Istituto
di Geologia che poi diresse come professore
ordinario dal 1927 al 1972, quando andò in
pensione per raggiunti limiti di età e
fu nominato Professore Emerito. Dal 1930 al
1967 fu Professore incaricato di Geologia Applicata
all'Ingegneria al Politecnico di Milano. La
sua attività scientifica è documentata
da oltre 400 pubblicazioni, che illustrano
i risultati delle ricerche svolte in Italia
ed in vari Paesi dell'Asia e dell'Africa. Organizzò e
diresse una quindicina di spedizioni scientifiche
, fra le quali quella che scalò per
prima il K2, la seconda cima del mondo per
altezza. Progettò e realizzò un
laboratorio scientifico in una Piramide di
acciaio, alluminio e vetro, in grado di funzionare
come laboratorio di ricerca ad alta quota,
che nel 1990 fu installata a 5050 metri d'altezza,
sotto la cima dell'Everest.
Ma i maggiori risultati delle sue ricerche
li ottenne in Libia fra il 1926 e 1940.
E' stato membro dell'Accademia Nazionale dei
Lincei e socio onorario di molte società scientifiche
Italiane e straniere. Fu il primo Presidente
dell'Associazione Nazionale dei Geologi Italiani
e Presidente del Comitato Geologico per sette
anni. Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della
Repubblica Italiana.
Ardito Desio si è spento serenamente
il 12 dicembre 2001 all'età di 104 anni.
2-3 Metodologie d’utilizzo
del GPS in alta quota
Obbiettivo del capitolo, è porre in
evidenzia l’utilizzo delle migliori
metodologie, per poter operare con efficacia
anche in ambienti
estremi, quali quelli che si incontrano in
ghiacciai posti in alta quota.
Per avere un quadro generale della situazione,
abbiamo a disposizione molte campagne di rilevamento,
ognuna con le proprie caratteristiche che la
rendono unica, sotto molteplici aspetti sia
organizzativi, sia del vero e proprio ambiente
da rilevare, sia per i problemi che questa
h dovuto affrontare e, quindi, in qualche modo
risolvere.
Ognuna di queste campagne mostra i lati positivi
e negativi, delle varie metodologie di rilievo
volte principalmente allo studio dell’arretramento
dei ghiacciai, un fenomeno che rischia di farli
scomparire per sempre con gravi ripercussioni
sull’ambiente.
La spedizione attuata nel 1998 dall’Università degli
Studi di Brescia, ad opera di Stefano Capitanio,
Simone Radovan, e Giorgio Vasena sul ghiacciaio
Changri Nup, all’interno del Parco
Nazionale Sagarmatha (nome nepalese del Monte
Everest),
ha verificato il definitivo distacco di una
lingua di ghiaccio dal corpo principale proveniente
dal bacino di accumulo posto in direzione
Nord Fig. 2.3.

Fig.2.4 Vassena, uno dei membri della
campagna organizzata
dall’Università degli
Studi di Brescia, misura la posizione
della
fronte del ghiacciaio mediante stazione
totale; questa spedizione
ha come obbiettivo
principale
lo studio delle migliori metodologie
di
rilievo da applicare in ambienti ostili dagli
8000m
dei ghiacciai
Himalayani,ai 3000-4000m
dei ghiacciai Alpini.
È
importante citare questa spedizione, in quanto
la prima in Italia, con obbiettivo principale,
quello di studiare le metodologie di rilevamento
più adeguate per lo studio del ghiacciaio
e di realizzare di conseguenza, una rete di
inquadramento materializzata in posizioni stabili
intorno al ghiacciaio, in grado di fornire
un valido supporto per le operazioni topografiche
di misura.
Negli anni precedenti al 1998, le misurazioni
erano fatte impiegando le classiche metodologie
di rilevamento utilizzate in campo glaciologico,
che prevedeva la segnalazione, su massi stabili,
di segnali di riferimento e, dunque, con
cadenza annuale, la misurazione tramite rotella
metrica
e bussola della posizione della fronte del
ghiacciaio.
Importante sottolineare, che questa campana
ha abbandonato i metodi della glaciologia,
ed ha utilizzato il GPS; i rilievi successivi
hanno seguito, visti gli ottimi risultati
ottenuti, la stessa strada, mandando per
sempre in “pensione”,
le vecchie metodologie, per utilizzare il nuovo
strumento.
La motivazione dell’utilizzo di strumentazione
satellitare GPS è dettata, da alcune
semplici considerazioni:
1. le misurazioni sono vincolate dalla visibilità tra
i vertici della rete stessa
2. la campagna di misurazione presenta dei
limiti temporali
3. operare con vertici visibili reciprocamente
richiederebbe un numero di misurazioni maggiori
non è possibile pensare di obbligare
gli operatori a lunghe permanenze, per l’assunzione
dei dati, in ambienti ad alta quota, che mettono
a dura prova la resistenza fisica.
Senza contare il problema del maltempo (chi
frequenta la montagna sa bene che il tempo
a certe quote cambia repentinamente), che
può bloccare
l’attività di misurazione, con
elevate probabilità di insuccesso della
spedizione, e con una grave ripercussione dal
punto di vista economico.
Richiedere il vincolo alla visibilità tra
i vertici della rete, in ambienti molto vasti,
come quelli Himalayani, possono creare grossi
problemi in quanto fa aumentare notevolmente
il numero di misurazioni, in condizioni operative
molto ostiche (anche se si cerca sempre di
mantenere il “contatto” tra i punti,
per permettere ad altre spedizioni che utilizzano
strumentazione tradizionale di appoggiarsi).
Si deve infatti considerare, che i tempi
di trasferimento lungo il ghiacciaio, possono
essere assai lunghi, a causa del terreno
accidentato
ed in particolare a causa delle difficoltà di
muoversi a quote elevate ( spesso sopra i 5000m).
Punto di riferimento, per la scelta delle
tecniche migliori da attuare, nei rilevamenti
dei ghiacciai
Alpini, è sicuramente l’esperienza condotta
dall’Università di Brescia, durante la campagna di rilevamento
attuata nell’Himalaya.
Vesenna e compagni, hanno scelto un tempo di stazionamento per la misura
delle basi di 45 minuti, per avere garantita la risolubilità della base, a
prescindere da eventuali disturbi di multipath o di perdita di segnale; un
angolo di cut off impostato a 15°, un tempo di campionamento di 15 secondi
e il GDOP massimo uguale a 6.
In alcuni casi, però, i valori sopra riportati, non devono essere presi
alla lettera, in quanto bisogna sempre ricordarsi dell’ambiente in cui
si opera, il quale, può presentare, delle condizioni particolarmente
avverse, un esempio ne è l’intenso freddo, non sopportabile dal
portatore di accompagnamento ai ricercatori, che deve portare in quota la strumentazione
(ma di non resistere al freddo può capitare anche al topografo stesso
sui nostri ghiacciaia Alpini posti a quote inferiori).
In questi casi si può ridurre, i tempi di acquisizione a circa 30 minuti,
anche se c’è da precisare che l’utilizzo del GPS richiede
che queste riduzioni dei tempi di acquisizione vengano fatti in casi isolati.
Utilizzando queste accortezze, si raggiunge accuratezze di posizionamento
dell’ordine
di 2-3 cm in planimetria e 4-5 cm in altimetria.
Un altro notevole problema che si presenta, durante le campagne di misurazione
in luoghi come i ghiacciai, è la difficoltà nella messa in stazione,
con accuratezza, dell’antenna GPS, l’imprecisione provoca un errore
che si ripercuote nello scarto quadratico medio.
Una soluzione può essere quella di non ricorrere ai treppiedi topografici,
considerati eccessivamente ingombranti, ma di realizzare dei sostegni semplificati,
composti da un’asta in alluminio mantenuta verticale da un tra piede
fotografico (Fig2-6).
Fig.
2-6 mostra la stazione num. 1 (posta
a quota 4993m) in
cui
la struttura di sostegno
dell’antenna non è un treppiede
topografico ma un cavalletto fotografico,
dotato di tiranti di modo
da rendere stabile
il ricevitore, il quale può rimanere
operante nel
ghiacciaio, anche per 10 giorni.
Si utilizza il cavalletto fotografico
al
posto del classico treppiede topografico,
che è molto più pesante
ed
ingombrante e richiederebbe un più alto
dispendio
di energia fisica da parte degli
operatori.
Per permettere il fissaggio dell’antenna
ricevente, o l’aggiunta di un’ulteriore
asta di prolunga, la sommità dell’asta,
termina con un filetto dal passo 5/8”.
La struttura è progettata per poter
essere ancorata al terreno mediante tiranti,
in caso si debba operare in condizioni atmosferiche
particolarmente avverse, inoltre, per la messa
in verticale della struttura,è possibile
aggiungere una livella sferica.
L’impiego dei supporti di sostegno per
l’ancoraggio al suolo, è purtroppo
fonte di una incertezza di posizionamento,
stimabile in circa 1-2mm.
La casa costruttrice, grazie al modello “Trimble
Microcentered L1/L2” con “ground
plane” modulare, ha inoltre in parte
risolto il problema del trasporto creando uno
strumento in cui si può togliere il
piatto metallico di protezione della antenna
nei momenti in cui l’antenna risulterebbe
eccessivamente ingombrante.
Importante non dimenticare le batterie, in
quanto, durante campagne così lunghe,
si deve avere la possibilità di ricaricarle
o comunque di averne di emergenza da utilizzare
in caso di scarica accidentale delle radio
ricetrasmittenti o di quelle dedicate al funzionamento
dei ricevitori GPS.
L’Università di Bergamo, per far
fronte al problema batterie, ha escogitato
il sistema di appoggiarsi al Laboratorio Piramide,
utilizzando batterie che venivano ciclicamente
messe sotto carica sfruttando i pannelli solari,
controllati attraverso un opportuno apparecchio
di regolazione, forniti dal laboratorio piramide
del CNR.
Utilizzando questo sistema, si ha il vantaggio
di batterie sempre cariche, in quanto, la resa
in quota dei pannelli solari è ottima,
per cui, anche con condizioni atmosferiche
avverse, la ricarica delle batteri è garantita.
La Piramide del CNR, ha inoltre messo a disposizione,
ai ricercatore dell’Università di
Brescia, alcune ricetrasmittenti, che attraverso
un ponte radio, garantiscono il costante contatto
radio degli operatori, con i campi sul ghiacciaio
e con la Piramide stessa.
Spostarsi sulla superficie di un ghiacciaio,
può essere una cosa complicata, conviene
quindi, essere sempre dotati, di una stazione
totale Wild T1000 con distanziometro DI1000
e Dior 3002S, di modo, da poter misurare le
distanze, senza posizionamento del prisma riflettente
sul punto collimato.
Durante la campagna ad opera dell’Università di
Brescia, è sorto il problema dell’errore
commesso dalla stessa casa costruttrice dello
strumento, per la gestione della connessione
radio tra la stazione “rover” e
la stazione “master”.
Nella stazione “master” si era montato, secondo le indicazioni
della casa costruttrice stessa, al posto della classica antenna omnidirezionale,
un’antenna composta da due antenne a due elementi, agganciate ad un’asta
verticale e distanti lungo la verticale di 60cm.
Tutto questo con risultati disastrosi, in quanto, in ambienti come l’Himalaya,
un’antenna direzionale non riesce a sfruttare con efficacia gli effetti
di riflessione del segnale sulle pareti rocciose che circondano il ghiacciaio,
ne consegue, che in caso di monitoraggio in ambienti simili, conviene l’uso
dell’antenna omnidirezionale, la quale, non garantirà con certezza,
la ricezione del segnale, come le antenne direzionali, ma permette di sfruttare
in modo migliore le riflessioni casuali.
D’altro canto i circa 10 dB di guadagno garantiti dall’antenna
direzionale (rispetto al guadagno nullo dell’antenna omnidirezionale),
vengono facilmente persi in presenza di un ostacolo, quale una morena, o un
ammasso detritico, che facilmente può causare la perdita di 15-30 dB
di segnale.
La soluzione ottimale, rimarrebbe quella di cercare di posizionare l’antenna “master” (e
dunque anche l’antenna di trasmissione del segnale RTK) in una posizione
il più possibile dominante, solo che, in un ambiente come un ghiacciaio,
tale scelta tecnica, richiede per essere giornalmente realizzata, un notevole
sforzo da parte degli operatori per il posizionamento e la manutenzione dell’apparato
(in particolare riferimento alla ricarica delle batterie).
Una seconda soluzione, al problema della connessione radio tra la stazione “rover” e
la stazione “master”che si potrebbe attuare, ma che non è applicabile
in Italia, a causa dei limiti fissati dalla normativa agli apparati di trasmissione
del segnale, è quella di utilizzare un amplificatore di segnale presso
la stazione “master”.
Purtroppo, però, anche questa soluzione, presenta delle difficoltà tecniche
nella sua realizzazione (a causa dell’elevato consumo di potenza di tale
apparato, che per questo richiede l’impiego di una batteria di notevole
dimensioni, 12 A/h, mantenuta costantemente in carica attraverso un pannello
solare, dedicato alla sola batteria), a fronte di non apprezzabili miglioramenti
nella ricezione del segnale da parte della stazione “rover”.
La risoluzione dei problemi pratici del rilevamento, sopra descritti, era stata
sperimentata, prima in Italia, dai ricercatori dell’Università di
Brescia, e poi “trasportata” in Himalaya, con però degli
esiti disastrosi, tanto da segnare, la spedizione del 1998, con un bilancio
negativo.
La conseguenza, è stata quella, di aver dovuto convivere con le fastidiosi
cadute del segnale radio, a cui si è cercato di porre rimedio posizionando
la stazione “master” in prossimità della stazione “ rover”,
e in posizione il più possibile elevata.
2-3.1 La spedizione dell’Università di
Brescia, del 1999
Per quanto concerne, i problemi visti nella
spedizione del 1998, quella del 1999 ha apportato
delle migliorie, in particolare per la risoluzione
del problema riguardante il collegamento tra
la stazione “master” e quella “rover”.
Infatti, operando in modalità GPS-RTK,
si è provveduto ad una soluzione tecnica
innovativa, che si è dimostrata assai
efficiente, tanto da essere adottata anche
in Italia.
Operare in tale modalità, significa
utilizzare una classe di radio-modem (identificata
con codice 3Asd), dotata di uno schermo, a
cristalli liquidi, in grado di visualizzazione
i parametri di impostazione e, attraverso una
coppia di tasti, permetterne la programmazione,
senza l’utilizzo di un cavo di programmazione
via seriale comandato da computer.
Se impostati nella funzione “ripetitore”,
tali radio-modem sono in grado di memorizzare
l’intera stringa GPS in RTK (che può raggiungere
il massimo valore di 4600 bit per una costellazione
osservata di 9sarelliti) e dunque inviarla
nuovamente nell’etere.
Così facendo, si può raddoppiare
la portata di trasmissione del segnale, semplicemente
posizionando, in una posizione strategica (ad
esempio sulla sommità di una collina
detritica o di una morena) un’asta su
cui viene posizionata l’antenna, collegata
al radio-modem e opportunamente alimentata,
da una batteria in bassa tensione (vedi Fig.2-7)

Fig.2-7 l’immagine mostra il ponte radio
attivo presso il campo base,
durante la spedizione
del 1999. Osservando bene si può notare,
in primo
piano, il radio-modem SATEL 3Asd,
appoggiato alla batteria e con
affianco l’antenna
omnidirezionale. Questa metodologia permette
di raddoppiare la portata di trasmissione del
segnale semplicemente
posizionando in una posizione
strategica l’asta (su di una morena o
su di una collinetta detritica ad esempio)
su cui viene posta
l’antenna collegata
al radio-modem opportunamente alimentata
da
una batteria in bassa tensione. Sullo sfondo
il monte Pumori (7100metri).
In caso di spedizioni al di fuori dell’Europa,
come nei ghiacciai Nepalesi, ad esempio, importante è allungare
la lista degli accessori da trasportare, in
quanto, spesso materiale non commercializzato
nei paesi dove ci si reca.
2-4 Il progetto GLIMS (Global Land Ice Monitorino
from Space)
Fino ad ora, è stato esaminato solamente
l’utilizzo del GPS per il monitoraggio
dei ghiacciai Alpini, è bene però ricordare
che non esiste solamente questo strumento.
Nel 1995, il Servizio Geologico Statunitense
(USGS) ha posto le basi, per un progetto di
ricerca internazionale, finalizzato alla creazione
di un archivio dei ghiacciai, utilizzando sistemici
monitoraggio, basati principalmente sui sensori
satellitari.
Il progetto, denominato GLIMS (Global Land
Ice Monitoring from Space), prevede di far
affidamento principalmente alle immagini rilevate
dal sensore ASTER, installato sul satellite
Terra, per capire l’estensione, la copertura,
la dinamica, dei principali ghiacciai terrestri.
In Italia, il progetto è partito nel
2001, per rilevare alcune proprietà fisiche
della copertura superficiale dei ghiacciai,
ed in contemporanea, l’acquisizione delle
immagini relative al sensore ASTER-TERRA.
Sul ghiacciaio della Marmolada e dell’Adamello,
sono stati raccolti dati sullo stato della
neve.
Rispetto al GPS, il progetto Statunitense,
segna un punto in negativo, in quanto l’inaccessibilità della
regione di appartenenza del ghiacciaio e le
avversità climatiche hanno reso, spesso,
gli studi pressoché impossibili.
È
il caso dei ghiacciai della Patagonia (rappresentano
più del 60 % dell’area glaciale,
fuori dall’Antartide, nell’Emisfero
Sud) per cui esistevano, solo dei dati riguardanti
i pochi ghiacciai esterni, ma non per quelli
più vasti all’interno. Per risolvere
questo problema di accessibilità al
luogo, si è utilizzato lo Space Shuttle
Endeavour, mentre volava sopra la distesa glaciale
della laguna di San Raffaele.
Ottenendo l’immagine che ho sotto riportato
(Fig.2-8):

Fig. 2-8 l’immagine riporta la distesa
glaciale della Laguna
di San Raffaele (Patagonia),
ottenuta tramite lo Space
Shuttle Endeavour,
ogni colore corrisponde a dei dati diversi.
L’immagine rientra nel progetto Statunitense
GLIMS ( Global
Land Ice Monitoring from Space
)partito nel 1995
per il monitoraggio dei ghiacciai.
L’immagine è un DEM (generata
con l’interferometria del SIR-C/X-SAR)
dove, le parti scure rappresentano le latitudini
(da 0 a 2000 metri, o a 6.51 piedi) e le parti
più chiare la risposta del radar alle
variazioni del terreno. I rilievi più alti
sono in blu quelli più bassi sono in
rosa.
2-5 L’uso del GPS
per il rilievo forestale
L’utilizzo del GPS si sta diffondendo
anche in ambito forestale, dimostrando le sue
enormi potenzialità, nel rispondere
alle esigenze operative in molteplici situazioni.
Nel campo dell’ingegneria civile, l’utilizzo
del GPS ricade nell’ambito operativo
denominato SPS (Standard Positioning Service)
applicato al rilievo tematico territoriale,
dove si utilizzano quasi esclusivamente tecniche
cosiddette di “Pseudo-range”.
La differenza dell’uso del GPS impiegato
in geodesia e quello nell’ambito civile,
sta proprio nelle diverse metodologie impiegate,
che, come abbiamo visto, per l’uso civile
ricadono nell’ambito operativo “Standard
Positioning Service”, mentre per la geodesia,
si opera monitorando le fasi delle onde portanti
inviate dai satelliti GPS e non i codici numerici
che le portanti stesse modulano.
Fino a pochi anni fa, il rilevamento territoriale
con GPS poteva conseguire buoni risultati solo
se attuato con tecniche di correzione differenziale
(DGPS), cioè correggendo le posizioni
rilevate dai ricevitori, con misurazioni di
errore istantaneo, rilevato da stazioni fisse
(reference stations) situate in posizioni note
con elevata accuratezza.
Ciò era dovuto alla presenza di errori
di misura introdotti artificialmente dal gestore
del sistema (DoD degli USA) per cautelarsi
contro usi militari impropri della tecnologia.
Tali errori, erano costituiti da procedure
di degradazione, note come “Selective
Availability”(SA). Questa esigenza aveva
un impatto negativo abbastanza significativo
sull’operatività del sistema,
in particolare, in quelle situazioni in cui
era necessario conoscere la “vera” posizione
di un punto in tempo reale, cioè all’atto
stesso del rilievo.
Nel maggio del 2000 gli USA hanno disattivato
la SA , rimuovendo così un importante
ostacolo alla diffusione di GPS e favorendo
un più proficuo utilizzo anche nel settore
forestale. L’accuratezza del sistema
in modalità “stand alone” (un
solo ricevitore senza “reference station”) è aumentata
di un ordine di grandezza, arrivando ad errori
di 2 – 5 metri sul singolo fixing in
tempo reale.
2-6 Conclusioni
Le tecniche moderne di rilevamento con GPS
permettono di ottenere risultati in grado di
aumentare i livelli di conoscenza su fenomeni
ancora in parte sconosciuti.
Fondamentale è l’apporto che si
ha, nella continua ricerca di migliorie da
applicare allo strumento, tanto che gli studi
continuano, in diverse direzioni.
Obbiettivo che ora i ricercatori stanno cercando
di portare a termine, è quello di verificare
la possibilità di realizzare una rete
radio-modem, sempre in funzione, in bassa tensione,
ed in grado di trasmettere il segnale RTK per
tutta l’estensione del ghiacciaio.
Questa possibilità dovrebbe venire garantita
da un software della società SATEL che
permette di programmare una rete di radio-modem
del tipo SATEL 3AD, in modo da utilizzare contemporaneamente,
più di un solo ripetitore.

Fig.2-8 vista del ghiacciaio dal monte
Pumori (7100metri) a
quota 5900metri. I topografi
dell’Università di Bergamo avevano
tentato di scalare l’imponente montagna
per portare una
mira sulla vetta, di modo
da poterla utilizzare per altri
rilevamenti,
ma hanno dovuto desistere nell’impresa.