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cap.1 introduzione alla tesi
cap.2 metodologie d'utilizzzo del GPS in alta quota
cap.3 monitoraggio dei sentieri
cap.4 monitoraggio dei ghiacciai come superficie
cap.5 utilizo del GPS per monitorare le valanghe
cap.6 descrizione della zona circostante il massiccio della Marmolada
cap.7 la struttura, e le modalità operative del GPS e i rilievi in Marmolada
BIBLIOGRAFIA
NOTE SULL'AUTORE
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Capitolo quattro: Monitoraggio dei ghiacciai come superficie


4-1 Introduzione
I ghiacciai si generano per graduale trasformazione della neve in nevato e ghiaccio, nelle aree dove la quantità di neve che annualmente si accumula al suolo supera quella persa per fusone e per altri processi e dove le condizioni topografiche sono idonee.
I ghiacciai si comportano come solidi deformabili sotto il loro peso. Per effetto della forza di gravità, mediante scivolamento basale e deformazione interna, il ghiaccio si muove verso valle, con velocità dell’ordine dei centinaia di metri l’anno. I crepacci sono fratture prodotte dal movimento dei ghiacci e si possono aprire in qualunque punto della superficie di un ghiacciaio (ne ricordo uno, spuntato un giorno per l’altro, di cui non vedevo il fondo, che tagliava una buona fetta della pista da sci che scende dalla cima della Marmolada).

4-2 Il Comitato Glaciologico Italiano (C.G.I.)

Nasce in Italia nel 1895 come commissione per lo studio dei ghiacciai Italiani nell’ambito del Club Alpino Italiano , con il compito di promuovere e coordinare le ricerche nel settore della glaciologia, diviene organismo autonomo dal 1915, con il sostegno del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di altri enti ed associazioni interessati alla ricerca.
Una delle principale attività svolte dal C.G.I., è stato il sistematico monitoraggio dei ghiacciai e, in particolare, la misura delle variazioni frontali, per il quale ogni anno svolge una campagna glaciologica, attività mai interrotta, salvo durante i periodi bellici, fornendo una delle più lunghe serie esistenti al mondo di osservazioni delle variazioni frontali glaciali; ogni anno, sono circa 150 i ghiacciai monitorati dal C.G.I..
I risultati delle campagne sono pubblicate dal 1914 nel Bollettino del C.G.I. e, quelle di maggior rilevanza scientifica riportate nei volumi “Fluctuations of Glaciers” curati da “World Glacier Monitoring Service” (UNESCO).

4-3 La situazione dei ghiacciai in Italia
I ghiacciai Italiani occupano una superficie di circa 500 Km2 (un quinto dell’intera superficie glaciale delle Alpi) e sono concentrati principalmente nei massicci più elevati delle Alpi Centrali ed Orientali.
Al rilevamento del 1958 la superficie dei ghiacciai delle Alpi Occidentali (sono circa 300 e costituiscono il 42% della superficie glaciale del versante meridionale della Catena Alpina), risultava pari ad 23757 ettari; nel 1975 a seguito di una fase climatica favorevole, si era accresciuta a 26039. Ora è in atto una fase di contrazione degli apparati, in risposta al sensibile aumento della temperatura in atto dal 1983. Al rilevamento fotogrammetrico del “Volo Italia 1988-1989” la copertura glaciale risultava di 20107 ettari .
I primi a subire le conseguenze tanto positive quanto negative delle oscillazioni climatiche, sono i ghiacciai di piccole dimensioni presenti in maggioranza nelle Alpi Marittime, dove fra il 1958 ed il 1998 la copertura glaciale si è ridotta del 91%.
In presenza di ghiacciai di maggiori dimensioni la riduzione della superficie avviene in tempi più lunghi: sulle Alpi Lepontine, nello stesso periodo, la riduzione è stata del 26%, nelle Alpi Pennine del 21%, nelle Graie appena il 9%.
I ghiacciai del Monte Bianco nel 1989 erano addirittura in crescita, la fase di contrazione prese avvio solo nel 1990 e da allora proseguì con ritmi assai preoccupanti.
Secondo l’ultimo censimento del 1989 i ghiacciai delle Alpi Italiane sono circa ottocento. Un piccolo ghiacciaio è pure presente al Gran Sasso, nell’Appennino Centrale.
Il complesso glaciale continuo più esteso è quello dell’Adamello (18 Km2), mentre il ghiacciaio vallivo più grande è quello dei Forni (13 Km2).
Tuttavia gran parte dei ghiacciai Italiani è rappresentata da piccoli ghiacciai di circo e di vallone.
Dalla seconda metà del XIX° secolo è in atto una fase di accentuata contrazione che ha portato i ghiacciai Italiani a perdere circa il 40% della loro superficie. Il limite delle nevi si è innalzato di circa 100 metri.
Molti piccoli ghiacciai sono scomparsi, mentre i maggiori si sono talora frazionati in individui minori, arretrando le loro fronti anche di 1-2 Km: questa fase di ritiro viene attribuita al riscaldamento climatico in corso.
L’annuale misurazione delle posizioni delle fronti glaciali con le diverse tecniche topografiche permette di ricostruire le oscillazioni delle lingue glaciali, che sono il riflesso delle modificazioni climatiche ed ambientali.


Fig.4-1 Le due fotografie mostrano la riduzione del ghiacciaio
presente sotto la grande Uja di Ciardoney sul Gran Paradiso.
La foto di sinistra mostra la coltre di neve presente nel 1920,
anno in cui fu scattata la foto, quella di destra le condizioni attuali
del ghiacciaio. Il riscaldamento della superficie terrestre sta
rischiando di far scomparire i ghiacciai per sempre.

4-4 Non sempre la topografia serve a misurare solo distanze o altezze…
Vale la pena ricordare l’utilizzo delle tecniche topografiche, anche per conoscere e studiare un grave fenomeno che riguarda l’arretramento del ghiaccio a causa del riscaldamento climatico della superficie terrestre.
A questo proposito riportiamo il bilancio di massa, attuato nel periodo 2002-2003, sul ghiacciaio Ciardoney, nel Gran Paradiso, a cura degli operatori della Società Meteorologica Italiana, in cui le operazioni sono state condotte con l’appoggio logistico dell’Azienda Energetica Metropolitana S.p.A. di Torino e l’ente Parco Nazionale Gran Paradiso.


Fig. 4.2 La foto, scattata dalla stazione fotografica S2, mostra
la” triste” veduta del ghiacciaio Ciardoney dopo la calda estate
2003 che ne ha ridotto notevolmente lo spessore del ghiaccio,
completamente privo di neve residua, annerito dai detriti, ed
esposto ad forte fusione .La poca neve che si vede è quella
caduta dopo la forte nevicata del 9 settembre.


Il caldo straordinario e prolungato dell’estate 2003, ha determinato la totale fusione della neve invernale e del nevato accumulatosi delle stagioni 2000-2001 ed 2001-2002; già all’inizio di luglio il ghiaccio si trovava in gran parte privo di neve residua, annerito dai detriti ed esposto a forte fusione.
Le perdite di ghiaccio misurate dalle paline ablatometriche variano in spessore da 185cm al Colle Ciardoney (il punto di misura più elevato, a quota 3140m) a 410cm alla palina n°7 (il sito a quota in inferiore di circa 2900m).


Fig. 4.3 Mostra la palina n°7, che si trova alla quota più
bassa delle misurazioni fatte, (2900m), dove il ghiaccio
ha subito una perdita di spessore di 410cm. Ricordando
che nel punto più alto di rilevazione, a quota 3140m, sul
Colle Ciardoney, lo spessore del
ghiaccio è diminuito di 185cm.


Considerando una durata del periodo di ablazione su ghiaccio alle paline 1, 3 e 7 di circa 40,70 e 85 giorni rispettivamente, si può stimare un tasso di ablazione giornaliera compreso tra 4.6 ed 4.8cm ghiaccio/giorno.
Si può quindi ritenere che nelle giornate estive più calde, ad esempio attorno al 10agosto, la fusione asportasse circa 8-10cm di ghiaccio in spessore su tutta la superficie del ghiacciaio!


Fig.4.4 La foto come l’abbondante acqua di fusione ha
inciso profonde “bédières” sulla superficie del ghiacciaio,
fino a 2-3metri nel settore frontale. Nei tre mesi dell’estate
2003, ovvero da inizio giugno ad inizio settembre, la fusione
ha evacuato del ghiacciaio circa 3.200.000 m3 d’acqua!


Già li apporti nevosi dello scorso inverno furono mediocri, e fornirono un accumulo specifico di 0.81m di equivalente d’acqua (w.e., water equivalent), a fronte di un valore medio di 1.06m negli ultimi 12 anni.
Questo significa che, al termine dell’inverno, la quantità di neve accumulata sul ghiacciaio nella stagione corrispondeva ad una lama d’acqua di 81cm distribuita su tutta la superficie.
L’ingente fusione estiva, con ablazione specifica pari a –3.81m w.e. (media –2.25m w.e.), ha poi contribuito a originare uno dei bilanci più negativi per il ghiacciaio Ciardoney dall’inizzio delle misure del 1992, belìn –3.00m w.e.



Fig.4.5 ed 4.6 Mostrano rispettivamente il grafico dei ibilanci di
massa annuali del ghiacciaio Ciardoney, e la curva di massa
accumulata, ambedue per un periodo che va dal 1991 al 2003.
Si vede chiaramente che la stagione 2002-2003 rientra nel gruppo
delle più sfavorevoli, assieme al 1997-1998. La perdita di massa
complessiva degli ultimi 12 anni corrisponde a una lama
d’acqua di 14.3 metri su tutto il ghiacciaio.

Ancora più gravoso il dato di variazione frontale: l’arretramento intervenuto dallo scorso settembre, espresso come media dei due segnali di misura, corrisponde a 28.5 m, e costituisce il più intenso regresso annuale della fronte dall’inizio delle misure nel 1971. Il massimo precedente spettava al 1990, con -25 m. Il ritiro complessivo dal 1971 al 2003 sale quindi a ben 247 m.La forte fusione e la conseguente abbondanza d’acqua sulla superficie del ghiacciaio ha intensificato i fenomeni di carsismo glaciale sul settore mediano, con la formazione di nuovi grandi mulini, due dei quali esplorati il 17 settembre 2003.


Fig.4-7 Questa suggestiva foto, mostra la veduta all’interno
di uno dei mulini. La struttura che termina con una sala di
ghiaccio invasa d’acqua di fusione, è profonda 38 metri.
L’esplorazione dei mulini è molto importante, perché forniscono
un’indicazione sulla profondità dl ghiaccio, che in questo
settore dovrebbe aggirarsi sui 40-45metri

Se nei prossimi decenni le perdite di spessore dovessero mantenersi intorno a 1m/anno, il ghiacciaio potrebbe scomparire nel giro di circa 40 anni, per lo meno fino alla quota di 3050 m; se invece dovessero manifestarsi con maggiore frequenza stagioni estremamente sfavorevoli, come il 2003, la scomparsa potrebbe avvenire addirittura in 15-20 anni.



Fig.4.8 ed 4.9 La prima foto mostra la base operativa
per le operazioni di misura del ghiacciaio e l’esplorazione
dei mulini. La base è stata organizzata su un grande masso
nei pressi della palina 3, battezzato “Hotel des Turinoises”,
in analogia con il ben più famoso “Hotel des Neuchâteloises”,
base per le misure effettuate nel 1840-1845 da Louis
Agassiz sul ghiacciaio dell’Unteraar, Alpi Svizzere.

4-5 Monitoraggio dei ghiacciai
Vi sono diverse tecniche per monitorare un ghiacciaio, ognuna con dei lati positivi e negativi, noi ci soffermeremo soprattutto sull’uso del GPS, ma non bisogna escludere altre tipologie di indagini.
Di seguito riportiamo le più importanti campagne di rilevamento compiute nei ghiacciai del mondo con le più svariate tecniche.

4-5.1 La campagna GLIMS 2001
Nel dicembre del 1995 il servizio geologico statunitense (USGS) ha posto le basi di un progetto di ricerca internazionale finalizzato alla definizione di un archivio globale dei ghiacciai utilizzando sistemi di monitoraggio e riconoscimento omogenei, basati principalmente sui sensori satellitari.
Il progetto, denominato GLIMS (Global Land Ice Monitoring from Space), prevede di far affidamento principalmente alle immagini rilevate dal sensore ASTER, installato sul satellite TERRA , per il riconoscimento dell’estensione, del tipo di copertura e dell’evoluzione dinamica dei principali ghiacciai terrestri. Le attività sperimentali relative ai ghiacciai italiani sono iniziate nell’estate del 2001, su tre ghiacciai campione Belvedere, Marmolada, Adamello.


4-5.2 Spedizione scientifica “Changri Nup glacier monitoring expediscion 2001”


Fig.4.10 Una suggestiva immagine scattata durante
una spedizione dell’Università di Brescia, il tramonto sul
ghiacciaio Changri Nup. Sullo sfondo i monti Everest e Lothse.

Ogni anno, dal 1998 l’Università di Brescia, organizza con l’Ing. Vassena una spedizione scientifica sulla catena dell’Himalaya; la prima spedizione era diretta sulle pendici del monte Everest, al fine di effettuare il rilievi del ghiacciaio Changri Nup, affluente del ghiacciaio Khumbul che scende dal Monte Everest (o Sagarmatha, se vogliamo chiamarlo col nome Nepalese) verso il Nepal.
La spedizione del 1998, ha fornito una grande mole di informazioni poi presentate in vari convegni, tra cui si ricordia la presentazione al “2nd AGM Alpine Glaciology Meeting” Innsbruck, 25-26 febbraio 1999, con la relazione “Criteria of organisation of a glacier-survening camping in Nepal. The Changri Nup Glacier Expedition ‘98” che ha avuto come oggetto gli aspetti organizzativi e metodologici dell’utilizzo di strumentazioni GPS in alta quota.
In particolare, gli obbiettivi a breve termine della ricerca sono stati:
- realizzare una rete di vertici GPS noti in coordinate WGS84 nei dintorni del ghiacciaio;
- effettuare una misura del DTM del ghiacciaio non ricoperto da detriti, mediante GPS (in RTK) e l’acquisizione di sezioni dello stesso dove risultasse coperto da detriti;
- referenziare in coordinate WGS84 alcuni punti visibili anche da satellite, in modo da permettere la georeferenziazione di immagini da satellite in alta risoluzione. (Quando le stesse saranno disponibili).
- verificare la possibilità di impiego di tecnologie fotogrammetriche “terrestri” per il monitoraggio di alcune quantità di interesse glaciologico (velocità del ghiacciaio, ecc…).

Le misure tramite GPS effettuate sul ghiacciaio stesso, vanno infatti viste come misura “di zero” a cui riferire nuove future osservazioni, essendo di una precisione di diversi ordini di grandezza migliore rispetto a quella dei dati “storici” già esistenti sul ghiacciaio.
Effettuando una comparazione tra le sezioni altimetriche rilevate con GPS, con quelle ricavate dalla cartografia disponibile, tra cui la cartografia del 1956 o quella del 1988, sono elevatissime le discrepanze in termini di precisione. Una decina di centimetri per la sezione GPS del 1998; superiore ad una decina di metri per le cartografie “storiche”.
Il diario scritto dai ricercatori, fissa nel 30 settembre 1998, l’inizio della campagna di misurazione con strumentazione GPS-Trimble, con, in quella giornata, come finalità la determinazione di una rete di punti di coordinate planimetriche ed altimetriche note: primo passo fondamentale per rilevare il ghiacciaio Changri Nup posto alle pendici del monte Pumori a di fronte alla cima del Monte Everest.
Già da subito la spedizione incontra delle difficoltà, infatti, portandosi nel punto noto, che consideravano utile al rilievo,si accorsero che al contrario di quanto ipotizzato analizzando la cartografia disponibile, da tale posizione non è visibile il ghiacciaio Changri Nup, bisogna dunque salire, fin a quota 5250metri, in una posizione più panoramica.
Disavventure di questo tipo sono all’ordine del giorno in campagne in luoghi così proibitivi, questo voleva solo essere un tangibile esempio delle difficoltà che spesso si incontrano, e se poi ci aggiungiamo il mal di montagna, o la rottura di qualche pezzo dell’attrezzatura…!
Il rilievo di un ghiacciaio, richiede oltre ad una strumentazione tecnologicamente avanzata, anche buone capacità alpinistihe, il diario del 2 ottobre 1998 riporta come è stata rilevata la lingua glaciale, con la metodologia RTK (Real time kinematic), la quale prevede l’utilizzo di due ricevitori GPS, i quali sono in continuo collegamento tramite radio modem.
Si deve inizialmente individuare un punto della rete topografica di inquadramento e tramite GPS se ne determina la posizione, (nel nostro caso si tratta di un enorme masso).
Ora, mantenendo il ricevitore fisso nel punto scelto (il masso), si determina in tempo reale la posizione del secondo ricevitore che viene spostato lungo il ghiacciaio, ed è qui che è richiesta una buona tecnica alpinistica, perché coprire in andata e ritorno i 700 metri della lingua glaciale, completamente coperta da detrito instabile, non è cosa facile (p.s. siamo a quota 5050metri!)


Fig.4.11 Mostra la strumentazione GPS in fase di misurazione,
posta su di un grande terrazzo erboso, che domina il
ghiacciaio del Changri Nup, mentre sullo sfondo, a sinistra,
la cima del monte Everest. L’ambiente di lavoro si può
chiaramente notare non essere dei più agevoli, a quote
così elevate, 5500metri, è difficile spostarsi, il mal tempo è
sempre in agguato ed i tempi operativi
sono ristretti a causa degli alti costi.


Una cosa molto importante, è ricordare il materiale che occorre ad allestire un campo avanzato: un teodolite, un distanziometro a raggi infrarossi, tre ricevitori ed antenne GPS-Trimble, un trepiede topografico, tre trepiedi superleggeri, due computer portatili, un telefono satellitare (MOBIQ), tre radio ricetrasmittenti, 10 batterie da moto, 2 batterie da autovettura, 6 pannelli solari per la ricarica delle batterie, più chiaramente il materiale personale, l’attrezzatura tecnica di alta montagna (piccozze, corde, ramponi,..), cibo, acqua, fornelli, il tutto distribuito su delle gerle di vimini che con una speciale tecnica gli sherpa trasportano (30kg circa a testa).



Fig.4.12 Mostra uno degli operatori, intento a rilevare la fronte del ghiacciaio Changri Nup, tutte le strumentazioni sono state portate fino ai vari campi base, con l’ausilio degli sherpa che calzano scarpe da ginnastica o sandali. Il rilievo in modalità RTK prevede un punto fisso ed uno che si muove lungo la superficie da rilevare.

L’esecuzione del DTM (Digital Terrain Model), ovvero, in termini meno tecnici, l’andamento plano altimetrico, del ghiacciaio Changri Nup, ha richiesto un notevole sforzo fisico da parte degli operatori, i quali, per procederne al rilievo, hanno dovuto camminare lungo il ghiacciaio, (5ore di cammino dal campo base, 7ore dalla Piramide) lungo una sella che poi è sbucata nella Valle disabitata di Gokyo. ,
Ricordiamo che le misure topografiche tramite strumentazione GPS prevedono l'utilizzo contemporaneo di antenne che ricevono segnali provenienti da una costellazione di satelliti artificiali. Si tratta dunque di misure relative tra due ricevitori posti a distanza anche non reciprocamente visibili.
La spedizione del 2001 ha affrontato il diffuso impiego di strumentazioni GPS, finalizzate all’acquisizione di informazioni per l’aggiornamento o costruzione di GIS (Geographical Informaion System).

 

4-6 Studi di stabilità della fronte-diga del ghiacciaio Imja Cho
Durante la spedizione alle pendici del monte Everest, condotta dall’Università di Brescia, i componenti hanno raggiunto Chukung, da dove hanno effettuato un interessante primo sopraluogo presso il fronte del ghiaccio-diga che forma il lago Imja Cho posto alla base della parete sud del monte Lhotse.
La squadra ha provveduto ad un sopraluogo generale del fronte del ghiaccio-diga, procedendo alla materializzazione di vertici di inquadramento GPS, che successivamente sono stati geo referenziati tramite stazionamenti statici rispetto, al vertice e, a coordinate poste presso il Laboratorio Piramide.
Il gruppo ha effettuato le operazioni di misurazione delle sezioni trasversali del torrente uscente dal lago Imja Cho, misurandone l’ingombro planimetrico e numerosi profili trasversali dello stesso, prima stazionando con un ricevitore master, presso un vertice determinato in modalità statica e, poi, operando con restante ricevitore, in modalità cinematica in tempo reale (RTK).
Le operazioni di misurazione presso il lago Imja Cho si sono concluse con la misurazione della sponda sinistra del torrente d’uscita e completando l’acquisizione delle sezioni trasversali.
Con questi dati, sarà possibile in futuro monitorare le deformazioni del ghiaccio-diga e prevederne eventuali disastrosi cedimenti denominati GLOF (Glacial Lake Outburst Floods), “inondazioni da collasso di lago glaciale”, dovuto all’improvviso rilascio di grandi volumi d’acqua e detrito da questi laghi.
Il GLOF, che interessa particolarmente la regione Himalayana dell’Hindu Kush, ha una potenza distruttiva spaventosa, per darne un’idea si ricorda il GLOF avvenuto nel Regno del Nepal, il 4 agosto 1985, originatosi dal lago glaciale Dig Tsho (Langomoche) che distrusse la Namche Small Hydropower Plant (piccola centrale idroelettrica di Namche), 14 ponti, terre coltivate …,e portando con se numerosi morti.


Fig.4.14 Mostra il lago Imja visto dalla diga morenica; dove
è sono state misurate le sezioni trasversali del torrente uscente
dal lago Imja Cho, misurandone l’ingombro planimetrico e numerosi
profili trasversali dello stesso, prima stazionando un ricevitore master
presso un vertice determinato in modalità statica e poi operando con
il restante ricevitore in modalità cinematica in tempo reale (RTK). Le
operazioni di misurazione presso il lago Imja si sono concluse con
la misura della sponda sinistra del torrente d’uscita e
completando l’acquisizione delle sezioni trasversali.
Con questi dati, sarà possibile in futuro monitorare le deformazioni
del ghiaccio-diga e prevederne eventuali disastrosi cedimenti.


Il fenomeno del GOLF è la diretta conseguenza del cambiamento climatico globale, avvenuto durante la prima metà del ventesimo secolo, con la diretta conseguenza dello scioglimento di molti grandi ghiacciai, che formarono rapidamente un gran numero di laghi glaciali.
Come detto, si tratta di un fenomeno particolarmente distruttivo, ed è questa la ragione che ha spinto, a partire dall’inizio dagli anni ’80, a catalogare ed attuare uno studio più approfondito del laghi glaciali in Nepal, Cina e Bhutan.
Per poter catalogare i vari laghi, si sono utilizzate, sia osservazioni da velivolo, sia osservazioni con tele rilevamento da satellite, individuando 68 laghi glaciali dell’Himalaya.


4-6.1 Curiosità sui dati tecnici rilevati
Si riporta di seguito, le caratteristiche di un lago glaciale per dare un’idea della grandezza che raggiunge mediamente e, quindi, la mole di acqua che è in grado di scaricare, in caso di GOLF.
Il lago glaciale in questione, si chiama: Imja ed è creato dal fiume Imja Khola (nasce alla base dell’Everest), è posto alle alla testa della valle Imja Khola alla latitudine di 27° 59’ N e longitudine di 86° 56’ E nell’Himalaya Nepalese alla quota di 5000metri s.l.m.
Il lago fu individuato per la prima volta nelle fotografie oblique scattate da terra nel 1975 dal gruppo giapponese di ricerche glaciologiche (GEN).
Le dimensioni stimate del lago furono rispettivamente di circa 0,3 km2 nel 1975 e 0,36 km2 nel 1978.
I dati rilevati nell’aprile 1992 parlano di una lunghezza di 1.3Km ed una larghezza di 0.5Km; la profondità media di 47metri, e la massima di 99metri. La superficie occupata è pari ad 0.60Km, l’accumulo d’acqua di 28 milioni di metri cubi.

4-7 Immagini fotografiche, da una spedizione…
Molte volte, anche una accurata descrizione, non riesce a dare una idea precisa dell’argomento che stiamo trattando, mentre una fotografia ne può dare un’idea molto più chiara; a questo proposito ho riportato una serie di immagini scattate durante una campagna di misurazione di un ghiacciaio, con apparecchiatura GPS.
Importante precisare che in campagne di misurazione sui ghiacciai Italiani non si arriva a certe situazioni estreme ma … meglio essere preparati!
Certo che, per chi compie rilevamenti montani, operare in ambienti così spettacolari, ed unici come l’Himalaya, l’Everest, il K2 non può che essere un sogno e, le tre foto sotto riportate sono un tangibile esempio della maestosità dei panorami e dei luoghi:


Fig.4.13 L’immagine mostra la valle che da Dimboche
arriva a Chkung, queste zone sono fonte di campagne di rilevamento
al fine di materializzare e calcolare la posizione di alcuni vertici
GPS posti lungo il Parco Naturale Sagarmatha con la finalità di
procedere alla georeferenziazione di immagini satellitari del satellite Terra.


Fig.4.12 Una spettacolare immagine del ghiaccio Changri
Nuo, sede della campagna di rilevamento ad opera dell’Università
di Brescia, da dove sono stati ricavati numerosi ed importanti
dati che hanno, ed avranno, un notevole
risvolto per i rilevamenti dei ghiacciai Alpini.


Fig.4.13 La suggestiva foto mostra il lago presso il Passo di
Kongma. Questa foto, come le precedenti, non sono dei
fotomontaggi, ma ritraggono luoghi spesso inesplorati, a quote
elevate, dove il tempo può cambiare repentinamente, ed è
spesso proprio il maltempo a rallentare, o, addirittura, far saltare,
una campagna di misure, con gravi ricadute dal punto di vista economico.

Le doti fisiche che un operatore deve avere per poter affrontare i 5000m e più, di un ghiacciaio Nepalese, sono state descritte nelle pagine precedenti, ma un’idea più chiara e precisa delle condizioni ambientali dove l’uomo deve andare a lavorare ci vengono fornite dalle foto che seguono:


Fig.4.14 Gli operatori al lavoro per le misurazioni, mediante
GPS, dei punti materializzati sulla morena glaciale. La strumentazione
utilizzata per questa campagna è stata un GPS- Trimble,
oltre a tutta l’attrezzatura di sostegno come trepiedi, opportunamente
alleggeriti, computer portatile, telefono satellitare,ecc. L’operatore
cammina per la superficie del ghiacciaio con sulle spalle lo
strumento, posto all’interno di un apposito zaino.


Fig. 4.15 La foto ritrae due ricercatori, nelle operazioni
di posizionamento di un ricevitore geodetico in prossimità
dl laboratorio Piramide di Ardito Desio, punto
riferimento per molte campagne di rilevamento.
Spesso, la messa in stazione dello strumento richiede un tempo
che pur essendo molto più veloce rispetto al passato, a queste
quote e con le condizioni climatiche che si trovano a 5000
e più metri, richiedono uno sforzo notevole.

4-8 Misure della massa e del movimento del ghiacciaio di San Rafael (Cile)
I ghiacciai della Patagonia sono la più grande massa glaciale, a latitudini non polari del Mondo e rappresentano più del 60% dell’area glaciale fuori dell’Antartide nell’Emisfero Sud.
Per il ghiacciaio di San Raffele (Cile) è stato creato un DEM e una mappa dei suoi movimenti, tramite i dati acquisiti dalla stessa posizione nello spazio, in tre giorni nell’ottobre del 1994, mentre lo Space Shuttle Endeavour volava sopra la distesa glaciale della laguna di San Raffaele.
La figura sotto riportata è un DEM, dove le parti scure rappresentano le latitudini (da 0 a 2000 metri, o a 6,561 piedi) e le parti più chiare la risposta del radar alle variazioni di terreno.
I rilievi più bassi sono in blu e quelli più alti in rosa .
Mappe ad alta risoluzione come queste ottenute in diversi anni permetterebbero di calcolare cambiamenti a lungo termine nella massa glaciale.


Fig. 4-13 La figura mostra il DEM della ghiacciaio di San Raffaele (Cile), si vedono delle parti più chiare e delle parti più scure, le prime, mostrano la risposta del radar alle variazioni di terreno, mentre le seconde rappresentano le latitudini che variano da 0 a 2000 metri, o a 6.561 piedi.Per indicare i rilievi più alti e quelli più bassi sono stati utilizzati i colori, rispettivamente, il rosa ed il blu.

4-9 Il satellite “Envisat” misurerà l’altezza dei ghiacciai
Il 27 novembre 2001, è stato lanciato in orbita “Evisat” il più grande e complesso satellite mai costruito dagli Europei.
Envisat orbita intorno alla terra, 14 volte al giorno e raccoglie in poche ore una enorme mole di dati (per dare un’idea, riempi 2 dischi rigidi da 160 gigabyte ciascuno) per questo, ad ogni giro sulla Terra, la stazione dell’ESA, ubicata Kiruna, Svezia, ha 10minuti per scaricarne i dati.
Il satellite di telecomunicazione “Artemis”, è posizionato a 36000Km dalla terra, il suo compito è quello di ritrasmettere i dati di Evisat e, rappresenta, un’alternativa ad una gigantesca parabola da terra.
Da un’altezza in orbita pari a 45 volte quella di Envisat, Artemis dispone, per ogni orbita, di quasi tre quarti d’ora di visibilità sui satelliti ambientali che orbitano sotto di lui e può ricevere facilmente tutti i dati che Envisat scarica.
Successivamente, Artemis invia i dati alla stazione terrestre che si trova nella sua area di copertura. Tutte le misurazioni vengono fatte con la massima precisione, grazie all’ASAR, il radar ad apertura sintetica di seconda generazione, che appare come una tavola montata sulla parte inferiore del satellite. Esso trasmette un debole segnale radar alla terra e ne riceve il riflesso, si ottiene così la massima precisione dell’orbita.
Envisat è dotato di cinquanta diversi computer indipendenti, in grado di riconoscere automaticamente la posizione ed operare gli strumenti ed i giroscopi, ai quali, il satellite, mantiene il suo esatto orientamento.



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