Capitolo
quinto: L’utilizzo
del GPS per monitorare le valanghe
5-1 Introduzione
I versanti Alpini, con caratteristiche
tali, da avere buone possibilità, di generare
una valanga, che nel caso si formi, vada
a riversare tutta la sua potenza in strade,
paesi, piste da sci, dovrebbero essere costantemente
monitorati, per evitare che l’ipotetica
valanga possa spazzar via edifici e generare
morti.
Fig.
5.1 Per pericolo di valanga, si intende
la possibilità che si verifichino,
in una determinata regione, distacchi di
valanghe più o meno grandi in
grado di provocare, potenzialmente, danni
materiali
o alle persone.
5-2 Il Centro Valanghe di Arabba
Tante sono le variabili che entrano in gioco,
nel meccanismo di movimento di una valanga,
per cui, le valutazioni teoriche, devono
necessariamente trovare riscontro nei fenomeni
come realmente si verificano.
Nasce, a tale proposito nel 1993, ad
Arabba (Belluno) il Centro Valanghe di
Arabba, dotato
di una vera e propria "valanga studio” che
scende lungo il percorso della valanga “Pizzac” (dal
nome del monte da dove si stacca).
Un vero e proprio laboratorio all’area
aperta, dove, lungo il percorso è stato
installato, dal Centro Valanghe, un sistema
in grado di rilevare alcuni parametri dinamici
caratteristici della valanga in questione.
Quando le valanghe, rappresentano un reale
fattore di pericolo, per la pubblica e
privata incolumità, ed in particolare per
le aree urbanizzate o suscettibili di sviluppo
urbanistico, è necessaria

Fig.5.2
Mostra i punti di rilevamento della
valanga
“ Pizzac che parte a quota
2200metri s.l.m.m. e, nella sua
massima
estensione, si ferma a quota 1745metri
s.l.m.m.
seguendo una traiettoria di 836metri
avente pendenza
media di 31°. Si
sono monitorati 418 metri di percorso.
un’indagine di dettaglio, finalizzata
alla definizione di area di rischio, differenziata
in funzione
1. della zona di esposizione della massa
nevosa;
2. della velocità del flusso;
3. dell’ideogramma della massa in
movimento;
4. dalla pressione d’impatto;
ossia, da tutti quei parametri dinamici che
caratterizzano una valanga di dimensioni
estreme.
Sono, proprio questi, i dati che il laboratorio
del Centro Valanghe di Arabba, con la valanga “Pizzac” rileva,
alfine di acquisire anche tutti quei parametri
dinamici, che sono condizione necessaria
per il dimensionamento delle opere di difesa
passiva delle valanghe, cioè di quelle
opere quali terrapieni, cunei, gallerie ecc.,
che, non impediscono il distacco, ma deviano
il flusso in corrispondenza dell’oggetto
da proteggere.
Il sistema installato è costituito
da 6 pali d’acciaio, alti 5 m ciascuno,
disposti uniformemente lungo il percorso
della valanga, e perpendicolari al terreno;
su ciascuno dei 6 pali sono posti, con
disposizione verticale, 8 sensori di pressione
per un
numero complessivo di 48 sensori.
Il massimo valore di pressione rilevabile è di
250 kPa
Fig.
5.3 Mostra il particolare di uno dei pali
posti lungo il
percorso della valanga “Pizzac”,
questi sono in grado di
rilevare la velocità del
flusso, la zona di esposizione della massa
nevosa, l’ideogramma della massa
in movimento, e le pressioni
d’impatto.
Grazie a questi parametri è poi
possibile dimensionare
le opere di difesa
passiva delle valanghe.
Lateralmente a ciascun palo, sono stati
installati sensori meccanici in grado
di misurare l’altezza
del flusso con una definizione di 5 cm.
Ogni sensore installato possiede una frequenza
di campionamento di 160 Hz, e per ciascun
evento la durata della registrazione è di
5 minuti.Tra i pali sono state posizionate
8 aste di velocità in grado di rilevare
l’istante d’impatto della massa
nevosa e di fornire quindi, nota la distanza
tra le aste, la velocità del fronte.
La velocità è desumibile anche
da registrazioni eseguite da due telecamere,
installate sul versante opposto al percorso
della valanga, che sono in grado di sorvegliare
le condizioni del sito prima, al momento
e dopo il passaggio del distacco nevoso.
In corrispondenza ad uno dei pali monitorati, è stato
fissato un modello fisico a forma di cuneo
che
consente di studiare la pressione dinamica
esercitata su di una superficie avente
una predeterminata forma diversa da quella
dei
sensori di pressione.
In questa caso la frequenza di campionamento è decisamente
più elevata e pari a circa 2000 Hz.
Una terza telecamera, installata all’estremità del
palo con l’obbiettivo perpendicolare
al terreno, ci permette di osservare la disposizione
delle linee di flusso attorno all’ostacolo
durante l’evento e il conseguente deposito.
La disposizione coordinata degli strumenti,
i quali seguono lungo il percorso lo svolgersi
dell’evento, congiuntamente all’alto
numero di misure che il sistema è in
grado di registrare, consentono di caratterizzare
il fenomeno sia dal punto di vista spaziale
che temporale e ciò, fa di questo
sistema, il suo punto di forza.
5-3 Progetti di opere di difesa attiva delle
valanghe
Dal 1984, grazie al Centro Valanghe di Arabba,
sono stati elaborati 28 progetti esecutivi
di opere di difesa dalle valanghe per la
salvaguardia di edifici, strade.
Le tipologie di difesa utilizzate, sono state
treppiede in legname trattato, rastrelliere
in legname trattato, reti da neve in fune
d’acciaio, per 8190metri di strutture
ubicate in siti a varia morfologia.

Fig.
5.4 Mostra il particolare di un’opera
di difesa molto utilizzata:
una rete da neve
in funi d’acciaio. Importante ricordare
che le
opere di difesa passive (come questa)
non evitano il formarsi
della valanga, ma
semplicemente ne deviano il percorso.
Fig.5.5
La bella immagine mostra un’opera
di difesa attiva contro
le valanghe a Vorarlberg
(Austria), questa presenta una struttura
in pali di acciaio, in Italia si preferisce
usare pali in legno, che creano
un minor
impatto visivo ambientale specialmente
durante la stagione
estiva, quando non
sono coperti
dalla neve. Un esempio si trova al Sass
Pordoi.
5-4 La carta di localizzazione probabile
delle valanghe (C.L.P.V.)
L’ARPAV di Arabba, ha redatto la
carta di localizzazione probabile delle
valanghe
del territorio montano della Regione Veneto.
Si tratta di una carta tematica di base,
in scala 1:25000, che riporta le valanghe
individuate, sia sulla, base di testimonianze
oculari e/o d’archivio, sia mediante
l’analisi dei parametri permanenti
che contraddistinguono una zona soggetta
a caduta di valanghe, dedotte dalle fotografie
aeree stereoscopiche.

Fig.
5.6 Mostra un esempio di CLPV (Carta
di Localizzazione Probabile delle Valanghe)
redatta dall’ARPAV di Arabba; essa
consente di acquisire la realtà valanghiva
di un dato territorio, non da però informazioni
sulla previsione di una data valanga,
i quali richiederebbero uno studio sulla
dinamica e sulla frequenza di caduta.
Importante, è sottolineare, che la
carta in questione, che riporta solamente
le aree interessate o che in passato sono
state interessate da fenomeni valanghivi,
ma non da indicazioni sulle caratteristiche
dinamiche (velocità, pressione, altezza
del flusso, distanza massima di arresto,
ecc.) e di frequenze dei singoli eventi.
La Carta Localizzazione Probabile delle
Valanghe, rappresenta solamente, un utile
documento
informativo di consultazione, in quanto
consente un'acquisizione immediata e
generalizzata
della realtà del fenomeno in un determinato
contesto territoriale.
I limiti che presenta, sono dovuti al
criterio di indagine che ha portato alla
sua realizzazione
(di tipo speditivo), alla scala utilizzata
e alla mancanza di informazioni che diano
una previsione su di un possibile, futuro,
distacco (limite da imputare al tipo
di studi attuato che non considera la
dinamica e la
frequenza di caduta).
Per i motivi sopra elencati, non può essere
considerata una carta di rischio e quindi
adottata, in quanto tale, come strumento
vincolante per la redazione dei Piani Urbanistici
e, più in generale, di altri Piani
di dettaglio di uso del territorio.
5-4.1 Sintesi del lavoro cartografico prodotto
A titolo puramente informativo, riportiamo
i dati ottenuti, dal lavoro cartografico,
attuato dagli operatori dell’ARPAV
di Arabba:
SUPERFICIE INTERESSATA : ettari 566.293
TAVOLE PRODOTTE: n° 32
COMUNI INDAGATI: n° 127
TESTIMONI COINVOLTI: n° 474
VALANGHE TESTIMONIATE: n° 6.022
DURATA DEL LAVORO: 1980 - 1997
Elenco carte di localizzazione probabile
delle valanghe pubblicate:
1) “ COMUNE DI LIVINALLONGO DEL COL
DI LANA “ - Anno 1981 -
2) “ COMUNE DI COLLE S.LUCIA E DELLA
SS N° 638 DEL PASSO GIAU “ - Anno
1982 -
3) “ COMUNE DI AURONZO DI CADORE “ -
Anno 1986 -
4) “ COMUNE DI CORTINA D’AMPEZZO
- FOGLIO NORD - “ - Anno 1986 -
5) “ COMUNE DI CORTINA D’AMPEZZO
- FOGLIO SUD - “ - Anno 1986 -
6) “ COMUNI DI ZOLDO ALTO, ZOPPE’ DI
CADORE, FORNO DO ZOLDO “ - 1987 -
7) “ COMUNI DI ROCCA PIETORE, SELVA
DI CADORE, ALLEGHE, S.TOMASO AGORDINO “ -
Anno 1987 -
8) “ COMUNI DI CANALE D’AGORDO,VALLADA
AGORDINA,FALCADE, CENCENIGHE AGORDINO “ -
Anno 1987 -
9) “ COMUNI DI TAIBON AGORDINO, AGORDO,
LA VALLE AGORDINA “ - Anno 1987 -
10) “ COMUNI DI GOSALDO, VOLTAGO AGORDINO
RIVAMONTE AGORDINO “ - Anno 1987 -
11) “ COMUNI DI SAPPADA, S. STEFANO
DI CADORE, VIGO DI CADORE “ - Anno
1988 -
12) “ COMUNI DI COMELICO SUPERIORE,
DANTA DI CADORE, S.NICOLO’ DI COMELICO,
S.PIETRO DI CADORE “ - Anno 1988 -
13) “ COMUNI DI S.VITO DI CADORE, BORCA
DI CADORE, VODO DI CADORE, CIBIANA, VALLE
DI CADORE “ - Anno 1989 -
14) “ COMUNE DI LOZZO, LORENZAGO, CALALZO,
DOMEGGE,PIEVE DI CADORE “ - Anno 1989
15) “ COMUNI DI DOLCE’, S.ANNA
D’ALFAEDO, ERBEZZO, BOSCOCHIESANUOVA,
ROVERE’ VELO VERONESE, SELVA DI PROGNO “ -
Anno 1990 -
16) “ COMUNI DI MALCESINE, BRENZONE,
S.ZENOI DI MONTAGNA, CAPRINO VERONESE “ -
Anno 1990 -
17) “ COMUNI DI CALTRANO, CALVENE,
COGOLLO DEL CENGIO, CONCO, LUGO DI VICENZA,
LUSIANA “ - Anno 1991 -
18) “ COMUNI DI ASIAGO, ENEGO, FOZA,
GALLIO, ROANA, ROTZO, VALSTAGNA “ -
Anno 1991 -
19) “ COMUNI DI PEDEMONTE, LASTEBASSE,
VALDASTICO, TONEZZA DEL CIMONE, ARSIERO,
LAGHI, POSINA “ - Anno 1992 -
20) “ COMUNI DI VALLI DEL PASUBIO,
RECOARO TERME, CRESPADORO “ - Anno
1992 -
21) “ COMUNI DI BORSO DEL GRAPPA, CRESPANO
DEL GRAPPA, PADERNO DEL GRAPPA, POSSAGNO,
CAVASO DEL TOMBA, PEDEROBBA “ - Anno
1992 -
22) “ COMUNI DI CISMON DEL GRAPPA,
SAN NAZARIO, SOLAGNA, CAMPOLONGO SUL BRENTA,
POVE DEL GRAPPA, ROMANO D’EZZELINO “ -
Anno 1992 -
23) “ COMUNI DI SOVERZENE, PIEVE D’ALPAGO,
CHIES D’ALPAGO, PUOS D’ALPAGO,
TAMBRE D’ALPAGO, FARRA D’ALPAGO “ -
Anno 1993 -
24) “ COMUNI DI PERAROLO DI CADORE,
OSPITALE DI CADORE,CASTELLAVAZZO, LONGARONE “ Anno
1993
25) “ COMUNI DI BELLUNO E PONTE NELLE
ALPI “ - Anno 1994 -
26) “ COMUNI DI SEDICO, SOSPIROLO,
S.GIUSTINA, S.GREGORIO NELLE ALPI “ -
Anno 1994 -
27) “ COMUNI DI LAMON, ARSIE’,
SOVRAMONTE, FONZASO, PEDAVENA “ - Anno
1995 -
28) “ COMUNI DI FELTRE, CESIOMAGGIORE “ -
Anno 1995 -
29) “ COMUNI DI SEREN DEL GRAPPA, QUERO,
ALANO DI PIAVE, VAS “ - Anno 1996 -
30) “ COMUNI DI LENTIAI, MEL, TRICHIANA,
LIMANA “ - Anno 1996 -
31) “ COMUNI DI SEGUSINO VALDOBBIADENE,
MIANE, FOLLINA, CISON DI VALMARINO, REVINE
LAGO “ - Anno 1997 -
32) “ VITTORIO VENETO, FREGONA, CORDIGNANO,
SARMEDE “ - Anno 1997 –
5-5 Lavoro svolto dalla Regione Trentino
Il lavoro svolto dalla regione Trentino,
consiste nell’accorpare i dati provenienti
dal Catasto delle Valanghe e dalla Carta
di Localizzazione Probabile delle Valanghe,
e quindi realizzare, quello che viene definito
come “tematismo valanghe”.
Entrambi i documenti, da cui provengono i
dati per la stesura del “tematismo
delle valanghe” sono composti da una
parte cartografia in scala 1:25000, che rappresenta
la localizzazione dei siti valanghivi e da
schede cartacee contenenti la descrizione
analitica dei vari fenomeni verificatisi.
Lo scopo finale, è stato quello di
creare un Gis sulle valanghe immediatamente
consultabile, che consentisse di associare,
ad una base cartografica digitale, tutti
i dati in possesso su fenomeni valanghivi
avvenuti nella tal area.
La scala del “tematismo valanghe”,
1:10.000, garantisce un interscambio dei
documenti tra le varie Province.
L’unificazione della scala del documento
tra le Province, è stata realizzata
adeguando e rimisurando il perimetro delle
aree valanghive, utilizzando i dati della
Carta Tecnica Provinciale (raser ed ortofotocarta).
Il risultato finale, è una cartografia
in scala nominale di 1:10000, dal sito internet è stampabile
in scala 1:25000, ed è visualizzabile
anche in un range di scala variabile tra
1:2000 ed 1:25000 con lo sfondo della Carta
Tecnica Provinciale (CTP) e tra 1:2000 ed
1:70000 con lo sfondo della orto foto carta
a colori.

fig.5.7
La suggestiva immagine mostra l’impatto
al suolo di
una valanga caduta sulle Alpi
Francesi. La pressione, la velocità,
l’altezza del flusso, distanza minima
di arresto della massa nevosa,
sono tutti
parametri molto importanti che vengono
studiati riproducendo,
in sicurezza, una
valanga,
nel cui percorso sono
stati posti degli
idonei rilevatori.
5-6 La Carte di Localizzazione Probabile
di Valanghe (C.L.P.V.)della regione
Trentino
Le Carte di Localizzazione Probabile di Valanghe 8C.L.P.V.) realizzate
dall’Ufficio
Neve, Valanghe e Meteorologia della Regine Trentino, comprendono i seguenti
comuni:
- C1. Cavalese, Daiano, Panchià, Predazzo, Tesero, Varena e Ziano
di Fiemme;
- C2. Fiera di Primiero, Sagron Mis, Siror, Tonadico e Transacqua;
- C5. Aldeno, Cimone, Garniga e Trento;
- C7. Pejo, Rabbi, Commezzadura, Dimaro, Mezzana, Ossana, Pellizzano e
Vermiglio;
- C8. Carisolo, Giustino, Pinzolo, Ragoli e Stenico;
- C9. Bezzecca, Concei, Molina di Ledro, Pieve di Ledro, Riva del Garda,
Tiarno di Sopra e Tiarno
di Sotto;
-C10. Terragnolo, Trambileno e Vallarsa;
-C11. Campitello, Canazei, Mazzin, Moena, Pozza, Soraga e Vigo di Fassa.
Clpv redatte dall’Ufficio Neve, Valanghe e Meteorologia
Fig.5.8 La figura rappresenta le varie Valli,
toccate dallo studio
dalla Carta Localizzazione
Probabile delle Valanghe, redatta dalla
Regione Trentino. Per meglio identificarle,
le varie zone sono state
colorati con diversi
colori. Il metodo di attuazione della Carta,
mantiene separate sia le informazioni che
le analisi
effettuate sulle due fonti,
da cui ricava i dati.
La Carta Localizzazione Probabile delle Valanghe
(C.L.P.V.) è redatta seguendo un
approccio metodologico ormai riconosciuto
a livello Internazionale, che sovrappone
due fonti informative separate ma conservando,
anche graficamente, la distinzione sulla
diversa analisi effettuata.
Al dato ottenuto, tramite indagine diretta
sul terreno, studio bibliografico, ricerche
di archivio ed interviste a testimoni diretti
degli eventi valanghivi, si affianca infatti,
anche lo studio morfologico generale, effettuato
tradizionalmente tramite analisi aero fotogrammetrica.
La base cartografica di riferimento è rappresentata
generalmente dalla cartografia ufficiale
I.G.M. (Istituto Geografico Militare) in
scala 1:25.000.


Fig. 5.9 A sinistra la foto della valanga
che ha investito
Mestriago nell’aprile
1986, a destra la relativa CLPV con
l’indicazione degli argini deviatori
costruiti inseguito all’evento
stesso. La CLPV dunque non da la previsione
che avvenga la
valanga, ma fornisce solamente la realtà
valanghiva
di un dato territorio.
La
Carta Localizzazione Probabile delle Valanghe, è redatta con finalità analitiche
e di studio, infatti non sviluppa aspetti
quali il tempo di ritorno dei fenomeni, o
valutazioni sulle caratteristiche specifiche
di ogni valanga censita.
Il documento non contiene nessuna previsione
dei limiti che una tal valanga potrebbe raggiungere,
esso infatti, è unicamente una sintesi
dei fatti noti alla data della sua pubblicazione.
La Carta di Localizzazione Probabile delle
Valanghe non va pertanto letta come Carta
di Rischio: infatti, non vi sono rappresentate
né la frequenza, né l'intensità dei
fenomeni; un esempio ne è la colorazione,
la quale è la medesima, sia per la
valanga a frequenza annuale, sia per quella
con caratteristiche di eccezionalità.
Circa l'impiego pratico della C.L.P.V. è opportuno,
ribadire alcuni concetti riguardanti la foto
interpretazione e l’indagine sul terreno:
- con la foto interpretazione, si mettono
in evidenza anche tracce di valanghe molto
distanti negli anni ed a volte dimenticate
o non conosciute;
- l'indagine sul terreno, invece, può rilevare
con maggiore precisione i fenomeni conosciuti
ed evidenti, generalmente ubicati nei fondovalle
o in prossimità di centri abitati,
ma può ignorare eventi valanghivi
nei siti fuori mano o in alta quota, frequentati
solo nel periodo estivo;
La sommatoria delle due rappresentazioni è quindi
di rilevante valore probatorio, inoltre,
si fa rilevare l'impossibilità di
concretizzare cartograficamente quegli innumerevoli
fenomeni di modesta entità, che si
sono verificati laddove la morfologia del
terreno è favorevole al distacco di
modeste masse nevose e, che, non hanno le
condizioni per percorrere distanze superiori
a qualche decina di metri.
La Carta di Localizzazione Probabile delle
Valanghe, ha studiato tutte le aree caratterizzate
da una potenziale valanga, che abbia una
rilevabile interferenza con attività di
tipo insediativi a carattere stabile, ovvero,
in termini percentuali, circa il 35% dell’intera
superficie del Trentino.
Fig.5.10 Una rara e spettacolare immagine
della valanga
caduta sul K2, nella parete
a
nord
del Karakoram, in Pakistan.
5-7 Il Catasto Valanghe della Regione Trentino
Su tutto il territorio Provinciale è disponibile
la documentazione del Catasto Valanghe, il
quale raccoglie e documenta i dati relativi
a vari eventi, rilevati dall’inizio
degli anni settanta ad oggi. Avendo come
presupposto un monitoraggio continuo del
territorio, il Catasto è un documento
molto importante soprattutto per stimare
la periodicità di un dato fenomeno
(cosa non possibile con la Carta Localizzazione
Probabile delle Valanghe, che ha tempi
di aggiornamento generalmente lunghi).
I limiti contenuti nel Catasto Valanghe,
oltre contenere quelli visti per la C.L.P.V.
(legati prevalentemente alla scala), ne aggiunge
altri quattro:
a) le informazioni sono relative, in generale,
alle sole valanghe avvenute negli ultimi
trent'anni, non sono pertanto documentati
episodi con tempi di ritorno più lunghi,
la cui presenza, può essere testimoniata
solo in base ad un'analisi storica approfondita;
b) l'eterogeneità dei rilevatori non
sempre produce criteri di valutazione univoci.
L’attività di rilievo, a causa
dell’episodicità con cui è svolta,
a volte risulta documentata con alcune
imprecisioni, sia per quanto concerne la
stima del fenomeno
sia per quanto riguarda la localizzazione
ed il trasferimento su base cartografica;
c) risulta assente l'analisi morfologica
del territorio e non sono pertanto presenti,
valutazioni sulle diverse potenzialità valanghive
delle varie aree;
d) essendo nato per fini forestali, le segnalazioni
(soprattutto quelle dei primi decenni) riguardano
soprattutto le valanghe che hanno interessato
ambiti boschivi, con danni solamente per
la vegetazione;
Complessivamente , sull’intero territorio
Trentino, risultano censiti dal Catasto Valanghe
circa 3200 siti valanghivi, per i quali esiste
una scheda cartacea, con l’indicazione:
1. del codice della valanga;
2. del nome della località;
3. del comune amministrativo sul quale ricade;
4. del riferimento alla stazione forestale
competente;
Su ogni scheda sono stati riportati, a
partire dai primi anni ’70, i
vari eventi valanghivi verificati (data, quota del distacco, eventuali danni
causati, ecc…).
Dal 1985 in poi i dati risultano più precisi e dettagliati, grazie
al modello 7 A.I.Ne.Va.
Per circa 1800 di questi siti, inoltre, è stata redatta una scheda più dettagliata
durante l’inchiesta sul terreno eseguita per la redazione delle varie
CLPV; queste schede, generalmente non aggiornate con gli eventi successivi
a quelli conosciuti al momento della redazione della CLPV, riportano però anche
importanti dati storici, che, in base a testimonianze oculari o tramandate
e, a volte, a fonti di archivio, riguardano spesso eventi eccezionali di fine ‘800
o dei primi decenni del 20° secolo. Inoltre il rilevatore, che è generalmente
un tecnico dell’ufficio, annota particolari notizie quali, ad esempio,
l’esistenza e lo stato di conservazione di eventuali opere paravalanghe,
indicazioni sulla ricrescita del bosco, correlazioni tra valanghe di un certo
sito ed azione del vento, ecc …
5-7 Il Tematismo Valanghivo della Regione
Trentino
Fig.
5.11 Due foto storiche di valanghe avvenute
sull’abitato di
Vermiglio. Nelle
C.L.P.V. si trovano anche importanti dati
storici,
che sono stati tramandati in base
a testimonianze oculari o
tramandate di
generazione in generazione, riguardanti
spesso
eventi eccezionali che altrimenti
andrebbero dimenticati.
Per
creare il “tematismo valanghivo” informatizzato,
la base di partenza è costituita,
essenzialmente da tre tipi di supporti cartacei:
•
gli originali delle Carte Localizzazione
Previsione delle Valanghe, redatte sui tipi
dell’I.G.M. (Istituto Geografico Militare)
in scala 1:25.000, recuperati negli archivi
Provinciali;
• le Carte Localizzazione Previsione delle
Valanghe stampate, per le carte delle quali
erano andati persi o distrutti gli originali;
• il Catasto Valanghe, redatto dal personale
delle stazioni forestali, e disegnato a mano
sulle tavolette I.G.M. 8Istituto Geografico
Militare);
La procedura di digitazione consiste nel
prendere: le varie aree caratterizzate da
una valanga, le zone pericolose e gli scaricamenti
localizzati censiti sul terreno o individuati
per foto interpretazione dai tecnici dell’ufficio
e dal personale forestale.
Quindi inserirli nelle carte originali, ridisegnandoli
su lucido, sul quale sono stati segnati alcuni
punti di coordinate note.
A questo punto i tecnici della regione Trentino
hanno sottoposto i lucidi ad una procedura
di scansione con scanner formato “A0” a
rullo, con produzione di immagini raster
BN ad alta risoluzione.
Utilizzando il GIS GRASS si sono rettificate
le immagini dei punti di coordinate note,
che sono risultate leggermente stirate al
termine del processo di scansione.
Le immagini rettificate sono state vettorializzate
ed inserite nel GIS ArcInfo, ed infine sono
stati creati i seguenti livelli:
• cover poligonale relativo alle aree valanghive
ed alle aree pericolose, individuate mediante
inchiesta sul terreno nelle C.L.P.V.;
• cover poligonale relativo alle aree valanghive
ed alle aree pericolose, individuate mediante
foto interpretazione nelle C.L.P.V.;
• cover poligonale relativo alle aree valanghive
individuate mediante inchiesta sul terreno
dai tecnici forestali e raccolte nel Catasto
Valanghe;
• cover lineare relativo agli scaricamenti
in colatoi stretti, individuati mediante
inchiesta sul terreno nelle C.L.P.V.;
• cover lineare relativo agli scaricamenti
in colatoi stretti, individuatati mediante
foto interpretazione nelle C.L.P.V.;
Sui 5 cover è stata eseguita una serie
di controlli sulla chiusura di tutte le aree
poligonali inserite, sul numero di vertici
contenuti nei singoli elementi poligonali
e lineari, ed è stata effettuata l’operazione
di “spline” (arrotondamento)
sulle aree e linee che presentavano spigoli
vivi. Ottenendo in questo modo dei cover
in scala nominale 1:25000.
I tecnici Trentini hanno dovuto inserire
le aree interessate da valanga (riportate
nel Catasto Valanghe e nelle C.L.P.V.) nella
Carta di Sintesi Geologica, la cui stesura è stata
eseguita in scala 1:10000, questo ha comportato
una approfondita verifica dei siti valanghivi
e della validità di tutti i poligoni
digitalizzati.
La veste finale della Nuova Carta Valanghe è quindi
formata da due cover poligonali, uno relativo
all’inchiesta sul terreno, l’altro
alla foto interpretazione.
A gran parte dei poligoni del cover, relativo
all’inchiesta sul terreno, sono associate
segnalazioni relative a più eventi
valanghivi, provenienti dall’indagine
C.L.P.V. e dal Catasto Valanghe.
In precedenza la codifica numerica del sito
valanghivo era riconducibile ai comuni catastali,
per i dati provenienti da C.L.P.V., e alla
stazione forestale di appartenenza, per quelli
provenienti dal catasto.
Per legare il sito valanghivo al sottobacino
idrografico si è adottata una nuova
codifica, di modo da uniformare le informazioni,
ottenuta mediante operazioni di sovrapposizione
del cover relativo ai siti valanghivi con
quelli relativi ai sottobacini idrografici.
Nelle tabelle dei dati associati al cover è stato
aggiunto un campo denominato “TIPO”,
contenete le informazioni sulla tipologia
del poligono.
Si sono quindi suddivisi i poligono come
segue:
C: area valanghiva segnalata originariamente
solo nel catasto valanghe;
L: scarico localizzato (segnalato da C.L.P.V.);
P: zona pericolosa (segnalata da C.L.P.V.);
V: valanga propriamente detta (segnalata
da C.L.P.V.);
Campo vuoto: relativo alle “isole”,
cioè poligoni chiusi, totalmente contenuti
in un poligono valanghivo, ma non rappresentanti
di una valanga.
Il risultato finale che i tecnici Trentini
hanno voluto perseguire è stato quello
di dare la possibilità anche agli
utenti senza particolari capacità informatiche,
di consultare senza difficoltà, tutti
i dati conosciuti per un singolo sito valanghivo
scritti in delle “maschere” create
apposta, di modo da rendere semplice, anche
per il tecnico, l’inserimento di tutti
i dati in archivio.
Si è infine cercato di creare un univoco
collegamento tra: i dati cartografici, quelli
alfanumerici (provenienti dal Catasto delle
Valanghe) e quelli provenienti dall’indagine
C.L.P.V., in quanto avevano codifiche diverse.
Per ogni tipo di scheda si è deciso
di aggiungere un “campo” con
la nuova codifica (considerata quella ufficiale)
utilizzata nella nuova cartografia digitale,
di modo da poter individuare univocamente
il “poligono” al quale associare
tutte le informazioni in archivio.

Fig.
5.12 La potenza di una valanga è in
grado di distruggere
qualunque tipo di
fabbricato, e la fotografia in questione,
scattata a
Chamonix (Savoia) ne è un esempio
lampante,
tanto da indurre i ricercatori
a testare gli strumenti di rilevazione,
che saranno poi posti per lo studio di
atre valanghe
tipo, in
quella riprodotta in sicurezza,
in Val di Spin,
di modo da studiarne
la robustezza.
5-9 L ’attuale organizzazione
La gestione a regime, di questo nuovo
sistema, consente un aggiornamento in
tempo reale
della base storica dei fenomeni valanghivi,
sia, per quanto concerne la parte riguardante
i dati, sia, per quanto concerne la
cartografia.
In caso di incidente da valanga, i
tecnici dell’ufficio compiono un sopralluogo,
durante il quale vengono scattate foto,
eseguite operazioni sotto il profilo
stratigrafico e penometrico.
Per rendere l’inserimento dei dati
il più corretto possibile, ai limiti
del fenomeno sulla cartografia si aggiungerà a
queste operazioni anche il rilevamento
tramite GPS, i cui dati verranno inviati
direttamente
di modo da consentire un aggiornamento
costante del sistema.
5-10 La valanga nella Val di Spin
Durante lo studio della valanga in
Val di Spin, particolare importanza
ha riversato
lo studio dei meccanismi di distacco
locali, la valutazione dei parametri
dinamici e dei
volumi di massa nevosa potenzialmente
in gioco.
Proprio i parametri dinamici, sono
stati gli obbiettivi verso cui è stata indirizzata
l’attività sul campo, attuata
tra l’inizio dell’inverno 1997/1998
e l’estate 1999.
Lo studio sul tipo di strumentazione
da adottare, è stato
affrontato ponendo particolare attenzione
ai requisiti fondamentali di robustezza,
affidabilità, resistenza alle basse
temperature ed economicità, tenendo
conto, delle difficoltà di accesso
al sito nel periodo invernale.
Il limite posto dalla assenza di qualunque
tipo di fonte energetica ha orientato
la scelta verso strumenti ad azionamento
meccanico,
per il rilievo dei parametri dinamici
delle valanghe, e di tracciati e paline
da neve,
per il rilievi degli spostamenti nevosi
nei canali e delle altezze della neve
al suolo.
Durante la prima stagione invernale,
il bacino è stato
attrezzato con 5 paline altezza neve, allo
scopo di valutarne l’intensità della
precipitazione nevosa e del trasporto
eolico.
Le paline sono state distribuite nel
bacino, al limite della vegetazione,
a quote comprese
tra 2350 ed i 2400metri s.l.m.m.
Nella parte terminale della zona di
scorrimento, poco a monte dello sbocco
sul conoide,
sono stati attrezzati due tratti lungo
i due canali
principali, allo scopo di ottenere
informazioni sulla dinamica delle valanghe
in grado
di giungere almeno in prossimità dello
sbocco del conoide.
La strumentazione, ha permesso di determinare
la velocità media di scorrimento delle
eventuali valanghe (su una lunghezza di circa
200metri) e l’altezza di scorrimento
massima con un errore di circa 0.5merti.
La preparazione del bacino all’inverno
1998-1999 è stata effettuata ripristinando
la strumentazione esistente (dall’inverno
precedente), soprattutto le sezioni di misura
di velocità e profondità massima
di scorrimento, e distribuendo nella parte
alta del bacino circa 80 traccianti in legno,
allo scopo, di ottenere informazioni relativamente
alle modalità, ed alla intensità,
dell’attività valenghiva
del bacino.
I traccianti avevano forma cubica (lato
0.15metri) e densità paragonabile
a quella della neve assestata.
L’attività di campagna è stata
svolta utilizzando altimetro, distanziometro
laser, cordella metrica, foto camera,
un tacheometro da campagna e tre ricevitori
a metodologia GPS (2 a doppia frequenza,
ed 1 a singola frequenza).
Importante sottolineare, che l’uso
del GPS, è stato preventivamente testato,
per verificarne l’adeguatezza per
la misurazione in condizioni morfologiche
molto
variabili, con diverse coperture del
terreno (vegetazione, ghiaccio, roccia)
ed in varie
condizioni meteorologiche.
Le coordinate geocentriche fornite
dalla metodologia GPS, sono state dapprima
proiettate
nel sistema UTM (WGS4EUREF89) e poi
trasformate nelle coordinate Gauss
Boaga, utilizzate
nella Cartografia Regionale.
Per quanto riguarda la componente altimetrica,
si è fatto riferimento alla quota
del medio mare senza tener conto delle
variazioni geodetiche locali, assunto
che la loro influenza
sia di scarsa importanza nella ristretta
zona di interesse, circa 6 km, ed in
considerazione alla precisione creata.
Il confronto tra le coordinate Gauss
Boaga, ottenute dal rilievo GPS e le
coordinate
Gauss Boaga, fornite dall’ufficio del
Catasto di Malè, di alcuni punti
fiduciali di fondovalle, ha dato risultati
soddisfacenti
sia planimetricamente che altimetricamente.