6-1 Il massiccio della Marmolada
Chissà cosa deve aver pensato il tedesco
Paul Grohmann il 28 settembre 1864, primo
uomo a conquistare la vetta della Marmolada,
di fronte al meraviglioso panorama che si
può ammirare dai 3343 metri di Punta
Penia, tetto delle Dolomiti.
Non c’è nessuna montagna più alta,
che possa bloccarne la vista a 360 gradi
che si ha dalla sua vetta il Sella, le Tofane,
il Cristallo, il Pelmo, l’Antelao,
il Focobon, le Pale di San Martino, il Civetta,
solo per citare le più famose e poi
ancora le vette Austriache, quasi a venerarne
l’imponente massa, addirittura la Serenissima
si è scomodata, con una vecchia storia
che la sù aleggia, si racconta infatti
che nelle giornate limpide ne si può scorgere
il Suo Campanile.
Viene considerata una “montagna perfetta”,
in quanto in se racchiude la sintesi del
ghiacciaio, le nude muraglie rocciose, dove
la grandiosità dell’ambiente
s’accompagna alla veduta di uno sconfinato
panorama.
Il nome Marmolada, deriva dal termine latino “marmor”,
riferito all’aspetto del manto nevoso
del suo ghiacciaio, lucente e quasi “marmorizzato”.

Fig.6.1 La foto mostra una vecchia
cartina antecedente la Prima
Guerra Mondiale,
in
cui si leggono, al dire la verità un
po’ a
stento, le valli che circondano
la Marmolada. Chiaramente,
però,
si nota la netta separazione del massiccio
dalle montagne
vicine. Oggi la zona che
circonda la Marmolada è disseminata
di
Alberghi, funivie, attrezzature per
il turismo, invernale ed estivo.
Il massiccio, si trova al centro dell’ononimo
gruppo montuoso che inoltre comprende anche
la catena del Padòn, i sottogruppi
Ombretta- Ombrettola e dell’Auta, la
catena della Cima dell’Uomo, i sottogruppi
Monzoni-Vallacciae del Collàc e Buffare.
Compresa fra le Valli di Fassa e del Cordevole
e quelle di San Pellegrino e del Biois, a
cavallo fra la provincia di Trento (Regione
Trentino Alto Adige) e la provincia di Belluno
(Regione Veneto), è sicuramente fra
i più imponenti massicci di tutte
le Alpi.
Isolato in modo netto dalle altre vette del
gruppo, delimitato ad occidente dal corso
dell’Avisio e dalla val Contrin e ad
oriente alle valli d’Arei e di Ombretta è costituito
dal Vernèl e dalla Mermolda vera e
propria, che si sdoppia nelle creste del
Piz Serauta e della Punta Serauta.
La vetta detta Punta Penia raggiunge quota
3343 metri, a sinistra di essa la cima del
Vernèl a 3210 metri, mentre a destra
della cima più alta, Punta Rocca a
3309 metri, punto d’arrivo della tanto
amata-odiata funivia.
Ricordiamo, inoltre, le cresta rocciose del
Col de Bous, del Sass delle Dodici (perché a
quell’ora il sole si colloca a picco
sul massiccio), del Sass delle Undici e del
Sass del Mul.
La roccia della Marmolada è composta
da un calcare bianco, contenente alghe e
coralli, ma anche grandi cefalopodi e gasteropodi.
Tre grosse zone suddividono la parete, l’ultima
delle quali costituisce la grande cengia
che divide le vie, interpretata come una
breve interruzione della sedimentazione.
La Marmolada ospita l’ononimo ghiacciaio,
il più esteso dell’area Dolomitica
che fino ad una trentina d’anni fa,
si espandeva per circa sei chilometri quadrati,
ma che la sua dimensione è stata notevolmente
ridotta a causa del progressivo arretramento.
I fattori che rendono possibile il persistere
dei ghiacci sono la quota media delle cime
e l’esposizione a nord, con un limite
delle nevi permanenti attorno ai 2900 metri.
L’alimentazione del ghiacciaio è dato
da due circhi, il primo tra Punta Penia e
Punta rocca, il secondo tra Punta Rocca e
la cresta di Serata.
Ai piedi del massiccio, sorge il vasto bacino
idroelettrico del Fedaia, realizzato nel
1952, che raccoglie oltre alle sorgenti dell’Avisio
le acque del ghiacciaio della Marmolada,
il bacino lungo quasi due chilometri e largo
550 metri, ha una capacità, a pieno
invaso, di circa sedici milioni di metri
cubi.
La costruzione dell’impianto idroelettrico,
ha notevolmente modificato l’ambiente,
facendo scomparire le baite dei pascoli e
i resti degli appostamenti militari, austriaci
della prima guerra mondiale, prima della
costruzione del bacino, il prato che sorgeva
era chiamato il piano del Fedaia, dal latino “feta” che
significa pecora, quindi “pascolo delle
pecore”.
Oggi viene erroneamente chiamato “lago
Fedaia” il bacino artificiale sopra
descritto, in realtà il vero lago
Fedaia lo si trova affianco, a quota 2028
metri verso Malga Ciapèla, di dimensioni
notevolmente inferiori, presenta infatti
una lunghezza di 180 metri, ed una larghezza
di 130, fu originato da sbarramento morenico
e viene considerato come la vera sorgente
dell’Avisio.

Fig. 6.2 La figura ritrae una vecchia
cartolina, datata 1899,
il turismo da
i primi timidi
segnali ma bisognerà attendere il
dopo guerra per la vera esplosione di questa
insostituibile
forma di sostentamento,
per la quale troppo spesso si è
calpestato
la montagna rovinandola per sempre.
Fig.
6.3 La bella foto ritrae i Serrai di
Sottoguda durante il
periodo invernale,
sono praticabili a piedi, con la slitta, e risultano
catalogati come pista
da sci, durante la sera dell’ultimo dell’anno
vengono percorsi
dalla fiaccolata, ovvero un centinaio di sciatori
parte dalla loc. Tabià Palazza
attorno alle 19:00 e con la sola
luce delle fiaccole scende fin giù al
paese di Sottoguda.
6-2 Le vie d’accesso,
ed i confini
Le principali vie d’accesso alla Marmolada
fanno capo ai paesi di Canazei, nella valle
dell’Avisio, e di Caprile, nella valle
del Cordevole, partendo proprio da quest’ultimo
centro negli anni precedenti, agli anni sessanta,
per giungere al massiccio l’unica via
era quella rappresentata dai Serrai di Sottoguda.
Ora punto di interesse turistico, allora
rappresentavano l’unica via d’accesso,
tramite una stretta strada, che sembra rincorrersi
col torrente Pettorina, si snocciola per
due chilometri e mezzo, racchiusa tra pareti
verticali di roccia alte 300-400 metri, tra
cascate di notevole fascino.
La larghezza dell’orrido non supera,
nei punti più larghi, i 10-11 metri.
Fig.
6.3 La foto a sinistra risale ai primi
del ‘900 e ritrae, uno
scorcio dei
Serrai di Sottoguda con in primo
piano
il torrente
Pettorina, di indubbio fascino
era l’unico accesso a Malga Ciapèla,
lo stretto sentiero si
incanalava tra
la roccia, successivamente allargato
fino
a divenire una strada aperta al passaggio
delle
auto, foto a destra, oggi definitivamente
chiusa ha ripreso tutto il suo fascino.
D’estate è percorribile
a piedi
o in bici, d’inverno diviene
una suggestiva passeggiata, ma attenti
perché è catalogata pista
da sci, tanto
che l’ultimo dell’anno
passa la fiaccolata (è una meraviglia
farla!) e guardando in alto è facile
sorgere
appassionati che arrampicano
nelle cascate di ghiaccio.
I Serrai, sono da 2 anni chiusi al traffico
(tranne che per il passaggio del Giro d’Italia),
permane la vecchia strada utilizzata d’estate
per una facile passeggiata, e d’inverno
catalogata come pista da sci, mentre le
cascate vengono utilizzate per l’arrampicata
su ghiaccio.
Importante precisare che l’orrido è stato
scavato dal torrente Pettorina, e che la
strada per arrivare alla località Malga
Ciapèla, è stata costruita
solo nei primi del 1900, infatti Gilbert
e Churcill, raccontano nel loro diario (il
primo in assoluto, scritto in memoria del
loro viaggio tra le Dolomiti, avvenuto tra
il 1861-1863) “…un torrente correva
rapido tra le pareti ravvicinate, ambedue
alte almeno mille piedi, riempiendo la penombra
col suo ruggito. Il varco, mai più alto
di una strada ordinaria, si prolungava per
un miglio e il sentiero che lo percorreva,
andava di sponda in sponda su rozzi ponti
di travi oppure procedeva lungo cornici sospese
longitudinalmente sulla corrente, quando
non c’era posto per tutti e due. Il
fragore era così forte che non riuscivamo
a sentirci e allora comunicavamo a gesti
la nostra crescente meraviglia. Le curve
erano così frequenti che gli asini,
davanti a noi, ogni tanto sparivano come
se entrassero in oscuri porticati…”.
Fig.
6.4 La foto sopra riportata è datata
1891 ed è la prima immagine che si
ha di Malga
Ciapèla, di più vecchio
non esiste nulla, in primo piano l’Hotel
Malga Ciapela, ancora
oggi presente e, subito
dietro casette che venivano usate durante
il periodo estivo come
ricovero per gli abitanti
dei Paesi di Sottoguda, Caprile,… che
venivano qui su a far fieno,
pur crollate
vi sono ancora. Oggi Malga non ha modificato
di molto il suo aspetto, hanno
costruita
tre alberghi, e la funivia.
L’accesso alla Marmolada è stato
agevolato con la costruzione della strada
statale, lunga una trentina di chilometri,
porta da Caprile a Canazei, passando per
i paesi di Rocca Pietore (il Comune), Sottoguda,
poi la località Malga Ciapèla
fin al Passo Fedaia, questo tratto di strada, è sede
ogni anno di uno dei “tapponi Dolomitici” del
Giro d’Italia, sono una quindicina
di chilometri sognati da molti appassionati
di ciclismo, ma che vi assicuro per esperienza
personale che sono d’inferno (sono
spesso salita in bici da corsa, ma ogni volta,
arrivata in cima vedo la Marmolada che si
muove) alcuni punti infatti toccano il 15
% di dislivello!
Fig.
6.5 La bella immagine, ritrae gli abitanti
di Sottoguda in un
momento di
riposo, durante
il periodo della raccolta del fieno,
il fotografo gli ha immortalati
sopra al ponte
che attraversa
il Pettorina, il torrente
non ha modificato la sua posizione, oggi
infatti lo si trova ancora nel
medesimo
letto ma indubbiamente è molto
meno impetuoso.
Fig. 6.6 La foto risale alla fine
dell’800,
in primo piano Rocca
Pietore, oggi Comune
e di dimensioni notevolmente maggiori.
Assieme
ai paesi di Caprile e Sottoguda, erano i
primi villaggi che
il “turista” poteva
incontrare ma anche gli ultimi, infatti
prima di
ritrovare alloggio dovevano
risalire il
Passo
Fedaia per poi scendere verso Canazei.
Al passo Fedaia, si possono notare dei cippi
confinari, essi sono numerati progressivamente,
sormontati da una croce ed hanno impresso
la data 1778.
Tra questi, si ricorda quello scolpito
nella roccia, che reca il numero dieci,
e quello
lungo il sentiero che porta al passo Padòn,
dove si narra vi si sia seduta Maria Teresa
d’Austria.
Tali cippi, segnalavano la demarcazione di
territorio tra il Principato vescovile di
Bresanone e la repubblica Serenissima di
Venezia e successivamente tra il Tirolo e
il Veneto.
Nel secondo dopoguerra, con lo sviluppo
turistico la Marmolada fu sede di aspre
ed a tratti
anche violente contese, in quanto il comune
di Rocca Pietore, reclamava parte del ghiacciaio
in virtù di antiche mappe che indicavano
il confine il linea retta da Punta Penia
al valico di Fedaia.
Dall’altra parte però, il
comune di Canazei e la Provincia autonoma
di Trento
si opposero, presentando ricorso al Presidente
della Repubblica suffragando dalle mappe
militari che riconoscevano invece il confine
in cresta fino allo spartiacque del Serauta.
Dopo anni di iter legali, nel dicembre
1992, la Corte Costituzionale si pronunciò a
favore delle tesi sostenute dalla Provincia
autonoma di Treno, poi successivamente
ribattute nel 2003 dopo che Rocca Pietore
era ricorsa
in appello.
6-3 Eisstadt
Oggi il ghiacciaio della Marmolada si sta
ritirando in modo allarmante, il ghiaccio
che prima era a quote veramente basse,
ora comincia a farsi vedere sopra i 2000
metri, lasciando scoperte nudi tratti di
roccia, ma non solo.
Infatti se si guarda bene, proprio sotto
la cresta nord della Marmolada, cominciano
ad apparire dei pezzi di legno è Eisstadt,
la “Città di Ghiaccio”,
ricordo, che cominciò timidamente
ad uscire allo scoperto, quando io, ancora
bambina, prendevo il vecchio impianto per
andare a sciare e Dallas, il mio maestro
di sci mi raccontava di quanti corpi di
soldati morti si potevano ancora trovare
la sotto,
ragazzi tedeschi, raccontavano, morti durante
la prima Guerra Mondiale, tra il 1915 ed
il 1918.
La Città di Ghiaccio, fu costruita
dall’ingegnere tedesco Leo Handl (Innsbruck
1887-1966, all’epoca comandante la
compagnia guide alpine austro-ungariche,
fu inoltre autore di molte importanti monografie
sui ghiacciai e le costruzioni in alta montagna),
per alloggiare, al riparo dalle valanghe,
dalle avversità atmosferiche e dal
fuoco nemico, gli uomini ai quali era affidata
la difesa della Marmolada.
L ’imponente complesso era formato
da una rete di gallerie, larghe circa 2,5
metri e alte 2 metri e grotte, scavate nello
spessore del ghiaccio, talvolta fino ad una
profondità di 50 metri e si snodavano
per circa 12 chilometri, al disotto della
superficie ghiacciata, con un dislivello
di oltre
1000 metri percorribile in tre ore e mezzo,
dalla sua bocca inferiore fino ai 3200
metri della postazione “32”.
Per i problemi connessi ai lavori nel ghiaccio
furono consultati anche eminenti glaciologhi,
come i professori Bruchner e Finsterwalder
di Monaco, che si espressero con molte
perplessità in
quanto la sua realizzazione, doveva fare
i conti con il continuo movimento del ghiaccio.
A questo proposito, Leo Handl, collocò dei
contrassegni per osservare gli spostamenti
dello stesso: scoprì così,
che durante l’inverno scivolava verso
il basso, mentre in estate si ritirava verso
l’alto, l’intuizione dell’Ingegnere
rese possibile la costruzione di Eisstadt,
portata a termine nella primavera del 1917.
L’avanzamento dello scavo era, in genere,
di sei metri al giorno, ma anche molto di
più quando eventuali crepacci erano
utilizzati come caverne e, quindi, favorivano
la progressione, i nuovi crepacci che si
aprivano venivano superati con scale e
passerelle, mentre altri si chiudevano,
stritolando i
ripari in legno costruiti al loro interno.
L’illuminazione dei cunicoli era assicurata
da lampade a petrolio e ad acetilene, dall’orribile
puzza.
Per qualche tempo, nelle caverne fu installata
l’illuminazione elettrica, poi sospesa,
per mancanza di lampadine.
I percorsi venivano segnalati con pali
e frecce dipinte di giallo fosforescente,
ed,
ad ogni ramo della galleria, veniva attribuito
un nome spesso legato ad altisonanti condottieri,
o, più spesso, prosaicamente umoristici.
I sentieri lungo i cunicoli, col tempo,
diventavano malsani e gli uomini (la città poteva
ospitare fino a 300 soldati), dovevano percorrerli
a fatica, calzando zoccoli di legno dotati
di chiodi appuntiti, ma cera il rischio di
cadere nei crepacci o essere colpiti da qualche
masso caduto dall’alto.
6-4 La zona della Marmolada oggi
La Marmolada oggi è il fulcro centrale
dell’economia dei paesi facenti capo
al Comune di Rocca Pietore. La costruzione
della prima funivia (oggi in via di ammodernamento),
avvenuta negli anni sessanta, merita un cenno
particolare per l’arditezza dell’epoca,
la base di partenza è a Malga Ciapèla,
1450 metri, e l’arrivo è a Punta
Rocca 3309 metri.
Articolata in tre tronconi, con due stazioni
intermedie: la stazione di cambio, posta
sul Banc del Gigio (detto Sass del Mul, un
salto di 1000 metri da Malga Ciapèla)
ad una quota di 2350 metri, da dove si trasborda
sul vagoncino della seconda tratta per giungere
alla stazione di Forcella Serauta.
Dai 2950 metri di Frocella Serauta, parte
il terzo troncone, per arrivare il prossimità di
Punta Rocca a 3265 metri, da dove si può godere
di un’impressionante visione di cuspidi
rocciose, di possenti pareti, di valloni
impervi.
Il 26 agosto 1979, la Marmolada ha ricevuto
il memorabile omaggio di Papa Giovanni II,
venuto in visita a Punta Rocca, in una giornata
di bufera, per la benedizione della statua
della Vergine.
Nonostante il brutto tempo, tra il Santo
Padre e la Marmolada, fu subito amore e per
gli abitanti della zona una data importante,
in quanto da quel giorno dovettero conservare
un segreto, che ancora pochi sanno: Papa
Giovanni II spesso giungeva a Malga Ciapèla
in incognito, saliva, con la complicità della
gente locale, in funivia fino in vetta, per
farsi una sciata e spesso non era solo ma
si dava appuntamento con l’ex Presidente
della Repubblica Sandro Pertini per sciare
assieme, il tutto senza che nessuno sapesse
nulla!
Fin pochi anni fa in ghiacciaio si poteva
praticare lo sci estivo (io ho imparato a
sciare la!) oggi la pratica è stata
definitivamente abbandonata e con essa anche
i piloni degli impianti di risalita.
Per gli appassionati, durante l’inverno,
dalla cima della Marmolada, parte la pista “via
dei bellunesi” che in dodici chilometri
porta fin Malga Ciapèla, era la sede
della famosa gara “direttissima della
Marmolada”, praticata dal 1934, fino
al 1950 anno in cui vinse Zeno Colò,
col tempo di due minuti, cinquantaquattro
secondi!
La Marmolada, durante il periodo invernale, è collegata
tramite Passo Padon ai Monti Alti di Ornella,
e, ancora più a nord, al comprensorio
sciistico Arabba- Porta Vescovo.
Durante il periodo estivo non mancano le
passeggiate, una in particolare merita un
rapido cenno, infatti partendo da Malga Ciapela
in poco meno di 2 ore si arriva in val Ombretta,
da dove si può ammirare la famosa
parete sud, meta ambita di ogni alpinista
con la famosa placca del Pesce dove è stata
tracciata la via “Fantasia2 con difficoltà continue
di settimo e ottavo grado.